venerdì 18 maggio 2012

Peccati e sentenze: la dura vita della provetta

Da il Fatto 18.5.12



La Consulta decide sull’eterologa. Parte la crociata della Chiesa
di Paola Zanca
Ecografie, amniocentesi, cesarei. Letta dalle pagine dell'Avvenire, la deriva demografica è già cominciata. L’Italia è piena di “madri per forza”, di donne che reclamano “un diritto che non c’è”.


E martedì rischiamo di svegliarci in un paese di neonati in provetta: “senza genitori”, perché “avere tanti ‘padri’ e ‘madri’ – sostiene in prima pagina il quotidiano dei vescovi – di solito equivale a non averne nessuno”.


Riavvolgiamo il nastro per chi non si fosse accorto di essere nel mezzo di un disastro epocale. Il 22 maggio, tra quattro giorni, nel corso di un’udienza pubblica, la Corte Costituzionale pronuncia la sentenza sull’articolo 4 della legge 40. Ovvero giudica la legittimità della legge stessa, visto che quell'articolo parla del divieto alla fecondazione attraverso il seme di un donatore o l’ovocita di una donatrice esterni alla coppia. Un divieto che, formulato così com’è, vige solo in Italia. Ecco come tutto è cominciato.
Tutto vietato.
Alle 19,15 del 11 febbraio 2004 le deputate dell'opposizione indossano una maschera bianca. Nell'aula di Montecitorio è appena passata la legge 40. Solo chi è sterile ha diritto alla procreazione medicalmente assistita. Ma mai con il seme o l'ovocita di una terza persona, nemmeno se uno dei due non è più fertile perché ha subìto una chemioterapia. È vietata alle coppie fertili, anche se portatrici di malattie genetiche o virali. Inutile dire che per i single non se ne parla. E che gli embrioni non utili per una gravidanza non possono essere mai usati ai fini di ricerca. Perfino Stefania Prestigiacomo, all'epoca ministro per le Pari Opportunità del secondo governo Berlusconi, ammette di avere dubbi sulla costituzionalità della legge. Ma in compenso le norme volute dal centrodestra hanno il sostegno di Francesco Rutelli. E anche Rosy Bindi, alla fine, le vota. La legge passa con 277 sì, 222 i no. I Radicali (all'epoca rappresentati da Daniele Capezzone), Ds, Rifondazione e Pdci, Idv e Verdi promuovono un referendum per abrogarla.
Quattro milioni di firme.
Pur di evitarlo, le provano tutte: Forza Italia con una proposta di legge che modifica dopo appena sei mesi le norme appena approvate (elimina il divieto nel caso di coppie portatrici di malattie). Un “papocchio” da cui i referendari non si fanno incantare, nonostante anche nel centrosinistra ci siano voci discordanti (Enrico Letta disse: “Arrivare al referendum sarebbe una sconfitta della politica”). Poi ci provano la Prestigiacomo e l'Udeur. Intanto è arrivato settembre e ci sono le firme da portare in Cassazione: sono 4 milioni. È lì che arriva il testo di Giuliano Amato: si rivolge ai parlamentari dell'Ulivo, li invita a trovare un accordo bipartisan. Intanto dalla Consulta è arrivato il via libera ai quesiti. Il referendum si farà il 12 e 13 giugno del 2005. La campagna per l'astensione è fortissima: la lancia il cardinale Ruini, la conduce il Comitato Scienza e Vita (presieduto da Paola Binetti) che arriva dappertutto, perfino negli asili. Gianfranco Fini, a un mese dal voto, annuncia a sorpresa che voterà alcuni sì. Finisce male: alle urne si presenta solo il 25% degli elettori. Pioggia di ricorsi. Nel giro di due anni, le coppie che vanno all'estero per tentare la fecondazione si moltiplicano per quattro (in cinque anni hanno toccato quota 50 mila). Chi resta in Italia comincia la battaglia in Tribunale. Un giudice di Cagliari dice a una coppia di portatori sani di beta-talassemia che negli ovuli fecondati c'è il rischio della malattia: la diagnosi pre-impianto, vietata dalla legge 40, è un loro diritto. Succede anche al Tribunale di Firenze: il giudice dice che i test pre natali si possono fare, purché non servano a scegliere il colore degli occhi del nascituro. A gennaio 2008 il Tar del La-zio boccia le linee guida della legge e arrivano i ricorsi a pioggia. Ad aprile 2009 la Consulta boccia uno dei cardini della 40, il divieto a impiantare più di tre embrioni. Dieci mesi più tardi dice che, se la donna ha problemi di salute, è legittima anche la crioconservazione degli embrioni.
L’ultima parola.
Ora nel mirino dei giudici costituzionali c'è l'articolo 4 della legge, quello sulla fecondazione eterologa. Il ricorso è stato presentato nel 2010. La sentenza arriverà martedì. E chissà che non ci sia bisogno di riscrivere le linee guida dell'ex sottosegretario Eugenia Roccella, bocciate a novembre dal Consiglio superiore di Sanità. Nel frattempo, se mai ce ne fosse stato bisogno, l'eterologa è entrata ufficialmente nella lista dei “peccati frutto della scienza” stilata dalla Santa Sede.

giovedì 17 maggio 2012

#10coseSuper



partecipo anche io a questa bellissima iniziativa (che ho scoperto solo oggi):

http://www.quandonasceunamamma.com/2012/05/10-cose-in-cui-sono-super.html


1) mi sento SUPER (anzi Superissima) perche, nonostante le mie ehm difficoltà procreative, sono diventata mamma (anzi super-mamma) di un bambino me-ra-vi-glio-so (bellissimo, intelligentissimo, simpaticissimo, buonissimo - quasi sempre ehmm ) che è diventato la mia vita e quando lo guardo non posso fare a meno di pensare che sono stata proprio brava a non rinunciare al sogno della maternita e che tutte le mie sofferenze e battaglie per averlo sono state stra-premiate

ps: solo questo punto dovrebbe valerne almeno 5!

2) mi sento SUPER (anzi Superissima) perche, nonostante l'eta - 41 - e soprattutto i precedenti, ho avuto la mia seconda figlia, bellissima, intelligentissima simpaticissima e soprattutto autonomissima (come tutte le bimbe I suppose! da dati non statistici ma da osservazioni del tutto personali!)

e anche questo dovrebbe valerne altri 5!

3) mi sento super perche nonostante i due pupi piccoli (2 anni e mezzo di differenza) , un lavoro e un marito (che oscilla tra il "come sono fortunato ad avere questa meravigliosa famiglia" e "non ho mai tempo per me!!!!!!!!!!!!!!" ), aggiungerei anche una nonna assolutamente indispensabile, visto che al momento è l'unico supporter che abbiamo, ma che spesso è anche fonte di diciamo qualche "screzio"...(ma si puo riempire i bambini di caramelle gelati lecca lecca e chi ne ha piu ne metta?????), dicevo riesco quasi sempre a tenere tutto sotto controllo (quasi sempre eh, ma la perfezione, si sa, non è di questo mondo!)

4) sono super nell'informarmi sulle cose che mi interessano o che bisogna fare o che bisogna comprare, andando a cercare tutte le informazioni necessarie perche non mi piace "non sapere" (ps. comincio anche mesi prima con il raccogliere le info necessarie, non vorrei essere presa alla sprovvista! hehehe)

5) sono super nel cercare di mantenere sempre buoni rapporti con tutti (anche se a volte proprio non è possibile, ma se succede non è colpa mia hehhehe)

6) sono super nel mantenere i segreti (almeno quelli che ritengo piu delicati e personali!)

7) sono super nel DELEGARE : anche questo bisogna saperlo fare!

8) sono super nel vestirmi "da parco" e avere amiche che mi chiedono dove ho preso questo o quello
(ps. avevo preso un paio di sandali molto comodi e carini e in poco tempo tutte le mie vicine ce li avevano, a saperlo si faceva un gruppo d'acquisto! :)

9) sono super a dimostrare qualche anno in meno, nonostante i due pupi piccoli e le notti in bianco (e ancora qualche chiletto in piu ) e senza aiutini (....solo perche non posso permettermeli sia chiaro!)

10) sono super e basta (anche se qualche volta mi sento un po una "cacchetta! " ma quando succederà leggerò questo post e soprattutto guarderò i miei figli

grazie

martedì 15 maggio 2012

Genitori grazie a un dono: dirlo e parlarne

http://www.famigliearcobaleno.org/public/documenti/file/Donazione_dirlo.pdf


Se hai avuto un figlio grazie a una donazione
di seme, di ovociti o di embrioni
questa guida ti aiuta a decidere quando, come e perché dirglielo e parlargliene
Per bambini da 0 a 7 anni
di Olivia Montuschi


giovedì 10 maggio 2012

COMUNICATO STAMPA CECOS ITALIA


Maria Elisabetta Coccia
6 maggio 16.02.10



Cecos Italia si appella all’art. 32 della Costituzione Italiana per il caso del bambino malato da tecniche di fecondazione eterologa.


Ci auguriamo che quanto avvenuto alla coppia che si è rivolta a Creta per avere un figlio con la fecondazione eterologa, non accada mai più, così interviene il Presidente Cecos M. E. Coccia alla notizia del Per questo motivo, auspichiamo che il Presidente Napolitano prenda coscienza che più di 2700 coppie italiane ogni anno, si rivolgono all’estero per queste procedure e che oltre ad un turismo procreatico in sé, si crea un danno anche sociale al nostro paese, per giorni di assenza dal lavoro e per il costo delle tecniche. Il Cecos Italia (Centri studio e conservazione di ovociti e sperma umani) è stata la prima associazione in Italia a cui afferiscono i più grandi centri di PMA, che, antecedentemente alla legge 40, attraverso il codice di autoregolamentazione, ha sempre protetto e tutelato, la salute della donna, della coppia e del nascituro comprese quei casi in cui l’unica soluzione, nella pre L.40, era la donazione dei gameti ossia le tecniche eterologhe.vCome recita l’Art.32 “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…(omissis..), per cui le Istituzioni tutte, hanno il dovere istituzionale di tutelare le nostre coppie e il nascituro.In questi anni non abbiamo eliminato il problema della fecondazione eterologa perché le coppie hanno aggirato la L. 40 rivolgendosi all’estero.


I dati sono impressionanti e non è certo ignorandoli che li escludiamo; infatti ora, il caso di questa coppia con il bambino affetto da neurofibromatosi, rappresenta con forza i rischi a cui vanno incontro quotidianamente le nostre coppie, in centri che non sempre offrono garanzie sufficienti. Auspichiamo che il Presidente Napolitano sia voce forte e determinante, affinché la fecondazione eterologa sia rimessa in discussione anche in Italia seguendo tutti i rigidi protocolli europei che i Centri Cecos sono pronti ad osservare.



Maria Elisabetta Coccia ha pubblicato qualcosa in VENDO ALL ASTA UN RENE

mercoledì 9 maggio 2012

I VIAGGI DI MAYA








navigando navigando ho scoperto questo blog


lo segnalo perche lo trovo molto carino

le vignette sono proprio divertenti

e mi piace molto la loro originalità e allo stesso tempo naturalezza con cui raccontano le "avventure" quotidiane di una famiglia normale con due figli piccoli

è proprio vero: tutto il mondo è paese grazie famiglia Dejavù per i vostri divertenti post e vignette





lunedì 7 maggio 2012

'a causa dell'eterologa metto in vendita un rene'

L'Associazione Coscioni recapita una lettera Napolitano:


'a causa dell'eterologa metto in vendita un rene'

Si tratta di una coppia che si è rivolta all'estero per la fecondazione eterologa ma che ha subito diversi danni, fisici e morali. Ora la donna mette in vendita un rene per curare la grave malattia del figlio.


Ill.mo Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano




Illustre Presidente,

io e mio marito siamo una coppia apparentemente felice. Dopo anni abbiamo coronato il nostro più grande sogno: diventare genitori, ma il destino si è accanito su di noi e nostro figlio.

Un sogno non semplice da realizzare nel nostro Paese perché siamo affetti da sterilità.

La legge 40 ci consente di accedere alla fecondazione medicalmente assistita; tuttavia la stessa legge ci vieta l’applicazione dell’unica tecnica, “ l’eterologa”, che, in base alla nostra patologia, potrebbe consentirci di avere un figlio.

Non le chiedo di immedesimarsi nella nostra situazione ma semplicemente di cercare di capire la frustrazione che ci accompagna ormai da tempo, da troppo tempo.

Io e mio marito ci siamo sentiti cittadini senza cittadinanza, perché costretti ad andare all’estero per tentare di esaudire il nostro desiderio, un semplice e naturale desiderio: ciò è significato tanti sacrifici, economici, psicologici e fisici.

La nostra storia è stata un incubo e non ha neanche un lieto fine: nel 2010 ci siamo rivolti per la prima volta ad un centro di fecondazione assistita a Cipro; eravamo ad un passo dal traguardo e invece arriva una doccia gelata: la clinica estera a cui ci eravamo rivolti è stata posta sotto sequestro, a causa di Irregolarità sanitarie, smascherate e bloccate poi dalle autorità sanitarie cipriote.

Con il sequestro spariscono i medici della clinica e con loro svaniscono anche i nostri embrioni, ostaggi della burocrazia.

Ad un passo dall’impianto degli embrioni che avrebbero poi significato vita tutto è perso: desideri, speranze, una esistenza a tre.

E tutto ciò è accaduto nella più totale indifferenza delle autorità italiane e di quella classe politica che ha voluto la legge 40.

Prima promulgano una legge discriminatoria, poi abbondano i loro cittadini all’estero. Solitudine assoluta.

Tutti occupati a parlare dello spread, dei misfatti dell’allora Presidente del Consiglio, delle statistiche sulla disoccupazione: tutte questioni importanti, ma non le uniche che riguardano la quotidianità dei cittadini italiani. Non esiste solo il diritto al lavoro e la necessità di politica legale e trasparente. Esiste anche il diritto alla salute, che dovrebbe essere maggiormente garantito soprattutto da un Governo che si è sempre professato per la vita.

Cosa c’è di più vitale di un bambino? Perché l’adozione è lecita e l’eterologa no?

Nonostante l’esperienza di Cipro mio marito ed io non ci siamo arresi e ci siamo rivolti ad un centro di fecondazione assistita in Grecia.


Creta, Heraklion, Clinica Matera Fertility Crete, dottor Fraidakis , dott.ssa Aliki Anifantaki: sono questi i luoghi e le persone che hanno realizzato il nostro sogno.

Tutto è bene quello che finisce bene... ma non è cosi.

Nostro figlio è nato con una malattia genetica rara, di cui mio marito non è portatore. Quando la clinica viene informata tutti si sono dati alla fuga, non per ultima l’embriologa che, nonostante prima fosse diventata nostra "amica", al semplice sospetto di questa malattia con numerose scuse ha preso da noi le distanze sparendo definitivamente.

Abbiamo girato l'Italia per dare un nome alla malattia di nostro figlio, abbiamo investito tutti i nostri risparmi per consultare i migliori specialisti e per via delle numerose assenze dal posto di lavoro ora siamo disoccupati.
La clinica greca non trasmette ai medici italiani né la cartella clinica, né i documenti genetici della donatrice anonima; anzi ci liquida con scritti offensivi .

Abbiamo interessato anche il consolato Italiano ad Heraklion e ad Atene, ma non abbiamo ottenuto nulla.

Siamo disperati, Signor Presidente.

La malattia di nostro figlio è una malattia insidiosa e infame, una vera bomba ad orologeria pronta ad esplodere fra un minuto, un giorno, un anno, dieci anni, cento anni, una malattia silente e proprio per questo imprevedibile che ci terrorizza.

Non sappiamo più dove sbattere la testa!!!! Se solo la legge 40 non ci avesse discriminato, se solo avessimo potuto tentare di avere un figlio nel nostro Bel Paese come le altre coppie, con tutte le garanzie che fino al 2004 vi erano per l’eterologa.

All’estero ci siamo sentiti trattati come carne da macello, macchine stampa soldi, un vero e proprio portafoglio vivente.

Noi ora siamo senza lavoro, non sappiamo più come racimolare soldi per i periodici ricoveri di nostro figlio, a 600 chilometri da casa nostra.

Nostro figlio è la vera vittima di questa crudele legge 40, nostro figlio pesa sulla coscienza di un’ Italia indifferente a certe problematiche , un’ Italia bigotta le cui leggi in materia di fecondazione assistita non sono leggi delle Stato ma le leggi della Chiesa.

Per curare nostro figlio ho pensato di mettere un annuncio su internet (http://www.facebook.com/events/458522987497559/) per mettere all’ asta uno dei miei reni, sono consapevole delle conseguenze, ma a questo punto per me è l’unico modo per poter curare mio figlio, per non fargli mancare nulla in termini di terapie e consulenze mediche idonee a garantirgli una vita di qualità.

Presidente,
mio marito ed io Le stiamo scrivendo non per suscitare pietà, né per chiedere un aiuto economico ma solo per ricevere da Lei, garante dei diritti dei Suoi cittadini, solidarietà verso chi come noi non è tutelato a causa di una legge discriminatoria e per chiederLe di capire realmente le cause del nostro calvario, per dirci cosa ha di sbagliato la richiesta di voler procreare entro i nostri confini quando la natura ci ha posto un ostacolo. Confidiamo in un suo intervento per noi, per chi come noi ogni giorno è oggetto di situazioni di illegalità determinate dal divieto italiano di fecondazione eterologa.


sabato 5 maggio 2012

non chiamatela "eterologa"


da Left 20/01/2012
di Paolo Izzo
Carlo Flamigni lo afferma spesso: l’uso che si fa della parola "eterologa" in campo di fecondazione assistita è inappropriato, perché sarebbe come dire che un uomo feconda una gazzella o che una donna progetta un figlio con un ornitorinco. Mentre è assolutamente più indicato parlare di "donazione di gameti". Al seminario "Dopo 8 anni di legge 40, proposte per ridurre i danni", organizzato lunedì 16 gennaio dalla Associazione "Luca Coscioni" per la libertà di ricerca scientifica, il famoso ginecologo ha anche aggiunto, scherzando: “Date le tantissime coppie italiane che vanno in altri Paesi per ricorrere alla fecondazione assistita, sarebbe meglio parlare di fecondazione esterologa!”. Le parole sono importanti, soprattutto in materia di bioetica: per esempio, "procreazione" medicalmente assistita, come ha sottolineato la sociologa Marina Mengarelli, viene usata soltanto in Italia ed è chiara la sua connotazione religiosa; così come "adozione degli embrioni", rileva l’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’associazione Coscioni, è un’espressione che rimanda subito all’equazione embrione uguale bambino. Al convegno, in cui sono intervenuti anche i senatori Emma Bonino, Mario Perduca e Ignazio Marino, si è parlato molto di linguaggio e della necessità di opporvisi nettamente quando altri ne fanno un uso strumentale e disinformativo. E di come occorra dare ancora battaglia sulla fecondazione assistita e soprattutto su quella cosiddetta eterologa (che all’epoca dei referendum fu persino definita un "adulterio legalizzato"): il cui divieto, imposto dalla legge 40, rappresenta a tutt’oggi un limite per chi è costretto a praticare quello che sempre Flamigni definisce "turismo dei diritti". A Emma Bonino questa cosa non va proprio giù. “La differenza netta e assoluta”, ha detto, “tra l’impostazione radicale e laica e quella clericale è che noi non vogliamo imporre niente a nessuno, mentre loro vogliono imporre una visione e un divieto che valga per tutti”. Dalle parole ai fatti: intanto, due disegni di legge, per cui è già iniziata la raccolta delle firme necessarie per presentarli, che prevedono l’uno, la preservazione della fertilità e la conservazione di gameti umani e tessuto gonadale e l’altro, una normativa per la donazione di gameti ed embrioni. Poi, proprio la "donazione" è l’oggetto anche di un ricorso giurisdizionale dell’associazione Coscioni presso la Corte Costituzionale, che nelle prossime settimane dovrà perciò pronunciarsi sulla costituzionalità o meno del divieto di eterologa presente nella legge 40. “Se spostiamo lo scontro a livello della giurisdizione civile, costituzionale ed europea, come abbiamo fatto in questi anni”. Sostiene Filomena Gallo, “le Corti e i tribunali amministrativi ci danno ragione, dichiarando l’illegittimità di quelle restrizioni che avevamo chiesto di abrogare con il referendum del 2005. Ora siamo in attesa di un ulteriore giudizio della Corte costituzionale sul divieto di eterologa”. E, infine, sono ancora i Radicali ad aver presentato una interrogazione al ministro della Salute Renato Balduzzi per le prossime linee guida della legge 40. Infine, ha sostenuto Ignazio Marino, anche quando l’intera politica sembra dover occuparsi di sola economia, occorre continuare a battere sul tasto dei diritti civili. Anche se a farlo sono solo pochi "carbonari", ha concluso Emma Bonino.