lunedì 28 novembre 2011

Per le donne, contro i paladini della non-vita

intervista a FILOMENA GALLO (*) di PAOLO IZZO

(*) Segretario nazionale della "Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica"


Nel lontano febbraio 2008 Emma Bonino denunciò che in Lombardia erano rimasti solo 2 o 3 ginecologi disposti ad ottemperare alla legge 194 e quell'allarme passò quasi inosservato. Oggi la Laiga (Libera associazione italiana ginecologi per l´applicazione della 194) rende noto che in tutta Italia rimangono soltanto 150 medici non obiettori di coscienza. Tra poco nel nostro Paese non sarà più possibile abortire?

Esistendo una legge che prevede l'obiezione di coscienza è ovvio che ci siano medici che attuano questa possibilità. Però, innanzitutto, non deve essere interrotto il servizio medico-sanitario e l'Azienda ospedaliera dovrebbe garantire la continuità del servizio: quindi le donne dovrebbero cominciare a denunciare, cosa che attualmente non avviene perché la donna che deve abortire ha dei limiti temporali da dover rispettare e quindi è più occupata a trovare la struttura idonea, il che si trasforma in un pellegrinaggio nei vari ospedali pubblici.
C'è una mancanza di applicazione delle norme: la 194 è una legge che tutela la maternità e prevede l'interruzione di gravidanza laddove sussistano gravi problemi per la salute della donna che, come affermato dalla Corte costituzionale, nella scala dei diritti sta ad uno scalino più alto rispetto al nascituro. Dovrebbe essere possibile anche nelle strutture private eseguire l'aborto. Ma il medico obiettore non dovrebbe poter lavorare poi nel privato. Oggi possiamo accedere alla sanità privata per tutto, ma non per abortire.


Come mai?

Credo che ciò non sia possibile perché si vuole esercitare un controllo senza senso sulla metodica. Non si riducono gli aborti con i divieti e i percorsi ad ostacoli ma con politiche di prevenzione e intervento mirate! Poi non c'è solo il medico obiettore di coscienza. Ci sono altre figure professionali, come gli anestesisti, che sono coinvolte. Io faccio a volte un parallelo: anche la legge 40 prevede l'obiezione di coscienza, ma siccome è un settore specifico, peraltro molto nel privato, chi ci lavora sa su cosa lavora e l'obiezione di coscienza è inferiore. Poi, quando nel pubblico vengono rifiutate le applicazioni di alcune tecniche di fecondazione assistita, il medico non si dichiara obiettore, però dichiara che si tratta di una scelta aziendale. Quindi credo che la responsabilità sia da ascrivere non solo ai medici, ma anche alle aziende ospedaliere per le politiche che determinano.


Quali sono gli estremi per le denunce? L'omissione di soccorso è tra questi?

Sicuramente l'abuso di ufficio, in quanto non si garantisce la continuità di un servizio. Ma si configura anche l'omissione di soccorso, nel momento in cui la donna si trova alla settimana limite e può essere in pericolo la sua salute.


Un farmacista può essere obiettore di coscienza?
No. E anche in quel caso ci troveremmo in presenza di un abuso di ufficio. Perché il farmacista è obbligato a fornire un farmaco se c'è una prescrizione medica: non si può sostituire al medico, che è l'unico abilitato a prescrivere l'uso di quel farmaco.


Un'altra questione recente è la legge regionale 160, presentata in Piemonte, che prevederebbe sovvenzioni a organizzazioni cattoliche per dissuadere e comunque per schedare le donne che si rivolgano agli ospedali per interrompere una gravidanza.
Questa legge è passibile di procedura costituzionale, perché verrebbero intaccate le libertà personali della donna. Leggendo il testo si evince che questi "Centri della tutela della maternità e della vita" dovrebbero convincerla a non abortire, di fatto sostituendosi ai consultori. Dal nostro ordinamento stanno scomparendo i consultori, che sono il centro primo di ascolto per le famiglie. Se una donna abortisce, applicando alla lettera la 194, lo fa per un preciso motivo: viviamo in un Paese dove non si fa prevenzione per tutto ciò che riguarda le malattie sessualmente trasmissibili, non si fa nessuna informazione né educazione sessuale nelle scuole.
La 194 non serve a favorire l'aborto per la ragazza che non ha usato metodi contraccettivi, ma a tutelare la salute della donna e del nascituro. E interviene in alcune fattispecie concrete: prevedendo perciò anche l'intervento dei servizi sociali e del Comune, affinché un limite economico non debba portare a una interruzione di gravidanza. L'intervento dei "Centri della tutela" e delle associazioni pro-life, pur autorizzati dall'Azienda sanitaria locale, vanno di fatto a violare la privacy della donna che ha intenzione di abortire. L'aborto non è una passeggiata e nel momento in cui prendi una decisione del genere non devi avere la persona che ti tartassa per motivi religiosi per farti recedere da questa volontà o da questa scelta sofferta.


C'è il paradosso, quindi, di non fare prevenzione e poi di impedire alle donne di accedere alla 194. Qualcosa di simile accade anche per la legge 40?
Dipende sempre da mancanza di prevenzione e di informazione. Si deve sottolineare che l'applicazione della 194 ha fatto scomparire l'aborto clandestino in Italia, pur essendoci ancora il problema per le donne immigrate e chi oggi si professa medico pro-life probabilmente è il medico che potrebbe farlo clandestinamente. Inoltre va segnalato che non c'è più la morte delle donne che abortiscono, piaga molto presente prima della legge 194. Stessa cosa per la legge 40: pur prevedendo la stessa legge una campagna di informazione sulla prevenzione dell'infertilità, questa viene completamente disattesa!
A noi non serve un sottosegretario che vada a evidenziare che le donne scelgono di avere bambini in età sempre più avanzata. A noi serve un ministro della Salute che tuteli la salute di tutti, facendo campagne informative per tutte le patologie, tra cui quella dell'infertilità.


Quali sono le cause dell'infertilità e della bassa natalità in Italia?
Intanto, attualmente, è sempre la donna che fa un passo indietro e a volte rinuncia a maggiori incarichi di lavoro, oppure quel lavoro è a tempo determinato o, peggio, a nero; è lei che si occupa di una famiglia anziana che non ha giusto apporto di assistenza dai servizi sociali, dal… welfare. Mancano gli asili, l'assistenza per la famiglia: se lavori e non hai una mamma o una suocera giovane, devi mettere in conto una quota per un asilo privato o per una baby sitter. Il sistema francese dov'è?
In Francia una famiglia che paga una baby sitter stacca un pagamento regolare da un carnet, certificato dallo Stato, e lo scarica dalle tasse… In Italia tutto questo non c'è e quel vuoto di welfare viene colmato dalle donne, il cui orologio biologico è lo stesso delle donne francesi, ma quando qui cominci ad avere difficoltà ad avere un bambino, lo Stato si accanisce con leggi che rendono il percorso ancora più difficile.


Ma non dovremmo far parte anche noi dell'Europa?
Infatti abbiamo una risoluzione del Parlamento europeo del febbraio 2008 che invitava tutti gli Stati membri a garantire un accesso universale alle tecniche di fecondazione assistita e a rimuovere le cause che possono determinare condizioni di infecondità, tra cui le cause sociali. E il nostro Stato cosa fa? Nulla. E non ci si rende conto che la genitorialità cosciente e responsabile che il Movimento per la vita e tutte le associazioni e i politici pro-life vanno ad esaltare, di fatto è impedita da politiche inidonee a livello sociale.


A proposito dei paladini della sacralità della vita, dal momento che sembrano occuparsi più dei non-nati o delle persone in stato vegetativo, viene più volte di pensare che in realtà siano paladini della non-vita… Cosa dobbiamo aspettarci in tema di testamento biologico?
Per tutto quello che riguarda la vita umana io parto da un unico presupposto: ci deve essere il rispetto della volontà della persona. E ciò vale per il testamento biologico, per l'eutanasia e anche per chi, non volendo decidere, in caso di uno stato vegetativo si affida alla assistenza del medico. Ma anche in questo caso deve avere la giusta assistenza. Attualmente gli viene data tutta, guarda caso, da istituti privati religiosi che però prendono soldi dallo Stato italiano: perché questa carità e solidarietà cristiana, giacché lo Stato del Vaticano ha tantissimi soldi, deve prendere soldi dalla Sanità pubblica italiana? Lo Stato italiano da parte sua dovrebbe invece intervenire nelle strutture pubbliche o private ma non a carattere religioso. E solo così ci sarebbe una assistenza "giusta".
Dice correttamente che si occupano della non-vita: sono anni che chiediamo venga aggiornato il nomenclatore tariffario, che ci sia un aggiornamento dei Lea, parliamo cioè di assistenza ai soggetti più bisognosi, i malati, che invece sono completamente dimenticati dall'agenda politica. Di fatto questa classe dirigente della non-vita predica bene e razzola male. Allora dovrebbe dirlo esplicitamente: "noi vogliamo imporre la nostra volontà a tutti!". Invece non lo fa, ma crea tantissimi paletti alla libertà delle persone con leggi cattive che poi vengono magari interpretate o cancellate da buoni giudici, perché dannose per la salute e lesive dei diritti costituzionali rilevanti. Dovrebbe essere il contrario: dovrebbe essere il Parlamento a fare buone leggi.


Tornando alla fecondazione assistita, c'è stato invece un tentativo in extremis da parte del sottosegretario Eugenia Roccella per far confermare linee guida anche peggiorative di una cattiva legge. Si aspetta che il nuovo ministro della Salute, Renato Balduzzi, molto legato ad ambienti cattolici, le ratifichi o le respinga?
Intanto il tentativo della Roccella è fallito perché attualmente sono in vigore le linee guida del 2008. Dal ministro, giacché è anche un docente di diritto e ha un ruolo da tecnico, mi aspetto che faccia il tecnico: non c'è urgenza che vengano emanate queste linee guida perché siamo in attesa dell'udienza in Corte costituzionale sull'eterologa; inoltre le linee guida dovrebbero recepire la giurisprudenza di questi anni che ha dato un'interpretazione costituzionalmente orientata della legge 40, prevedendo che l'accesso a tecniche medico-sanitarie sia consentito a tutti coloro che ne hanno bisogno, compreso chi potrebbe avere figli in modo naturale, ma che di fatto è considerato infecondo perché evita di avere una gravidanza per non trasmettere gravi malattie.


Anche nel colpo di coda di Roccella c'è un infierire sulla donna, perché se un uomo è affetto da una malattia genetica trasmissibile può accedere alla fecondazione assistita. Mentre la donna no. Perché questo odio contro le donne?
Viviamo un'epoca in cui la donna deve essere punita in tutti i modi, e lo dimostrano leggi come la legge 40 o anche solo il diniego di epidurale: c'è una cultura che prevede che la donna italiana sia trattata nel peggiore dei modi. Eppure la donna rappresenta una risorsa importantissima in questo paese, ma viene punita con leggi di ispirazione ideologica e non valorizzata come giusto che sia. Potrebbe essere una risorsa anche per il mondo del lavoro, ma quanto dovremo ancora attendere affinché tutto ciò sia compreso da quei decisori politici attualmente solo al maschile?

Nessun commento: