lunedì 19 novembre 2012

«La fecondazione assistita è un diritto di tutti»

Parla Filomena Gallo, avvocato della coppia di Cagliari che ha vinto la causa contro il laboratorio pubblico che si è rifiutato di fare la diagnosi preimpianto.


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Paolo Izzo venerdì 16 novembre da Cronachelaiche.globalist.it



Filomena Gallo (foto di Sarah Alice De Pietro)


Per la prima volta dall'emanazione della legge 40/04 sulla Procreazione medicalmente assistita (Pma), un giudice ha ordinato a una struttura pubblica di adeguare i laboratori per eseguire indagine preimpianto o di utilizzare strutture sanitarie esterne per fornire il servizio affinché venga effettuata la diagnosi dell'embrione prima che esso sia impiantato nell'utero della madre. L'esame, oggi eseguito solo dalle strutture private deve essere possibile anche in un ospedale pubblico, cioè totalmente a carico del servizio sanitario nazionale. E' l'importante vittoria della battaglia di una coppia - lei affetta da talassemia maior, lui portatore sano della stessa malattia - che, dopo essersi vista negata quella diagnosi dall'ospedale Microcitemico di Cagliari si è rivolta al tribunale della stessa città, con il sostegno dei legali Filomena Gallo e Angelo Calandrini e delle associazioni Cerco un Bimbo, L'Altra Cicogna e Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica. Cronache Laiche ha intervistato Filomena Gallo, segretario dell'associazione "Coscioni", a margine di una conferenza stampa alla Camera dei Deputati dove i Radicali hanno dato la clamorosa notizia.

Perché è così importante questa ordinanza?

Perché è la prima volta che un giudice ordina a una azienda sanitaria pubblica di eseguire un'indagine e, qualora non avesse laboratori idonei, di utilizzare strutture esterne, attraverso delle convenzioni, come si fa comunemente per altri tipi di analisi. Fino ad ora in Italia la diagnosi preimpianto veniva effettuata soltanto in centri privati, con un costo che va dai 6mila ai 9mila euro: le coppie che si rivolgono alla nostra associazione attraverso lo sportello chiamato "soccorso civile" ci segnalano infatti che, nelle 76 strutture pubbliche dove sarebbe possibile eseguirla, incontrano soltanto ostacoli e dinieghi. Nonostante numerose decisioni e una sentenza di incostituzionalità alla legge 40 da parte della Corte costituzionale, quegli ospedali continuano a rispondere che non si possono produrre più di tre embrioni, che non congelano gli embrioni oppure, nel merito della diagnosi preimpianto, che non la effettuano perché non hanno l'attrezzatura!

Con l'ordinanza del tribunale di Cagliari, invece, sono costretti ad attrezzarsi?

Esatto. Il giudice ha sancito un principio fondamentale: chi esegue tecniche di fecondazione in vitro, quindi extracorporee, deve munirsi degli strumenti idonei per ogni fase del procedimento. Perché l'ospedale ha l'obbligo (sancito dalla legge 40) di informare la coppia, in ogni fase della fecondazione, sullo stato di salute della donna, che a sua volta ha anche il diritto di conoscere lo stato di salute dell'embrione che viene trasferito in utero.

Chi ancora si oppone alla diagnosi preimpianto, si rifà alla legge 40 così come era stata formulata in partenza e alle linee guida del 2004; ma le cose da allora sono cambiate.

Nel 2004, le linee guida del ministro Sirchia introdussero un divieto che nella legge 40 non c'era: l'unica indagine che si può fare sull'embrione è osservazionale, cioè lo puoi soltanto guardare! Inoltre contro la stessa legge che impedirebbe la distruzione dell'embrione, dicevano che se l'embrione era patologico si poteva lasciare estinguere. Ma queste contraddizioni furono eliminate con sentenza del Tar del gennaio 2008 e nell'aprile dello stesso anno furono emanate nuove linee guida da Livia Turco. Nel frattempo, ci sono state in tutto 19 sentenze di tribunali che hanno dato ragione alle coppie che vogliono ricorrere alla fecondazione assistita e alla diagnosi preimpianto dell'embrione. Così come, a livello internazionale, è stata la Corte europea dei Diritti dell'Uomo a sancire la possibilità di fecondazione assistita anche per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche.

Se l'Associazione Coscioni canta giustamente vittoria per l'ordinanza di Cagliari, c'è chi, come Eugenia Roccella e Assuntina Morresi o come l'Avvenire di oggi, torna ad accusare voi e i giudici di contravvenire alla legge, parla di diseguaglianza e di eugenetica o difende la sacralità del concepito.

Penso a come debba sentirsi offeso un malato che ascolti tali affermazioni da chi è stato delegato a rappresentarlo e mi domando come, chi offende un malato, possa sedere in uno scranno del Parlamento. Al contrario, chi vuole accedere alle tecniche di Pma o si rivolge a noi, non chiede figli perfetti. Chiede soltanto figli che abbiano la possibilità di vivere, e semmai di ammalarsi come qualunque essere umano, senza però trasmettere loro quelle malattie gravi di cui è affetto un genitore o tutti e due. Ho sentito storie strazianti, nel corso di questi anni, di neonati che non raggiungono i sei mesi di vita perché affetti da malattie genetiche. Perché impedire ai genitori di poter sapere in anticipo, prima che sia trasferito in utero, se l'embrione sopravvivrà durante la gravidanza e nel momento del parto? E comunque è sempre una questione di scelta. Di libertà. E il diritto a una cura deve essere rispettato. Oggi, con la decisione di Cagliari, è stato rispettato il principio di equità nell'accesso alle cure. Chi può andrà nel privato, ma chi non ha soldi deve poter accedere al servizio pubblico al 100%.

Che cambiamento vi aspettate dopo l'ordinanza del tribunale di Cagliari?

Io mi aspetto che sia il ministro della Salute a intervenire direttamente su tutti i centri pubblici di fecondazione assistita, obbligandoli ad aggiornare l'applicazione delle loro tecniche. La legge è cambiata: non c'è più il limite dei tre embrioni, non c'è più il divieto di crioconservazione, ha una deroga confermata dalla Corte costituzionale per la tutela della salute della donna e la diagnosi preimpianto, che se richiesta dalla coppia deve essere fornita. Non ci deve essere differenza tra pubblico e privato: se c'è, siamo di fronte a una interruzione di servizio sanitario pubblico, cioè a un illecito penale.

Paolo Izzo



giovedì 15 novembre 2012

Fecondazione assistita, se i magistrati difendono i cittadini... dalla Legge

Il Tribunale di Cagliari, in una sentenza che si può definire "storica", ha appena ordinato al laboratorio di citogenetica dell’ospedale Microcitemico di Cagliari di eseguire l’indagine diagnostica preimpianto o, all'occasione, di utilizzare allo scopo strutture esterne, a seguito della denuncia di una coppia ricorsa in giudizio nel 2011.


Lo ha reso noto l'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica indetta oggi alla Camera dei Deputati con un comunicato sibillino e misterioso, intitolato soltanto "Importanti novità sulla legge sulla fecondazione assistita", forse per solleticare l'inerzia dei media in tema di Radicali e di diritti civili.

La storia è la seguente. Lei affetta da talassemia, lui portatore sano della stessa patologia, proprio in base alla legge 40 possono accedere alla fecondazione assistita perché infertili e quindi anche eseguire diagnosi preimpianto per verificare prima dell’impianto in utero se l’embrione è affetto dalla stessa patologia dei genitori. Tuttavia il laboratorio di citogenetica della struttura pubblica che avrebbe dovuto analizzare il campione si rifiutò di analizzare le cellule.

La coppia avrebbe potuto rivolgersi ad una struttura privata i cui costi però vanno dai 6000 ai 10000 euro a ciclo, cifra incompatibile con il loro reddito. Pertanto la coppia, assistita dagli avvocati Filomena Gallo (anche Segretario dell'Associazione Luca Coscioni) e Angelo Calandrini, domiciliati presso l'avvocato Renato Chiesa, si rivolge al Tribunale di Cagliari per chiedere l’esecuzione dell’indagine richiesta alla struttura pubblica e prevista dalla legge 40 articolo 14 comma 5.: "risultava - come si legge nel comunicato stampa dell'Associazione Luca Coscioni - del tutto illegittimo oltre che gravemente lesivo dei diritti costituzionalmente garantiti il rifiuto della struttura pubblica". Nel procedimento sono intervenute anche le associazioni Cerco un bimbo, L'altra cicogna (oltre alla Associazione Luca Coscioni) con atto unico.

L’azienda ospedaliera è stata dunque condannata per violazione della legge 40/2004 che, pur avendo in sé queste norme, viene volutamente male interpretata dalle strutture ospedaliere pubbliche.

In Italia, attualmente esistono 357 centri di fecondazione medicalmente assistita attivi. Di questi i centri, quelli che applicano tecniche in vitro identificati per secondo e terzo livello sono 202 e, nello specifico, di questi 76 svolgono servizio pubblico e 22 servizio privato convenzionato; i rimanenti 104 offrono servizio privato.

In base alla decisione ottenuta da questa sentenza importante del Tribunale di Cagliari, tutti i centri pubblici, di cui nessuno effettua diagnosi preimpianto ad oggi, saranno obbligati ad osservare scrupolosamente la legge 40, perché effettuare tecniche di fecondazione in vitro significa anche avere l’obbligo, se la coppia lo richiede, di fornire informazione sullo stato di salute dell’embrione. E questo deve valere per tutti i cittadini, compresi coloro che sono affetti da malattie genetiche ed ereditarie, come nel caso della coppia che è ricorsa ai giudici di Cagliari. Tutti hanno diritto di poter accedere ai trattamenti sanitari.

di Paolo Izzo
http://agenziaradicale.com/index.php/diritti-e-liberta/867-fecondazione-assistita-se-i-magistrati-difendono-i-cittadini-dalla-legge

martedì 6 novembre 2012

Madri Tenaci: tra forza e desiderio

EVENTI: Martedi 13 Novembre - Martedi 20 Novembre ore 18.00 presso Biblioteca Enzo Tortora - via Ostiense, 95 tel. 06.45460710

Sono certa che questa occasione di incontro può interessare molte persone, in particolare quelle che abitano nei pressi di Roma.
Si tratta di due incontri con l'autrice del libro "Le difettose", Eleonora Mazzoni, coordinati da Monica Soldano (presidente di Madre Provetta) e Fabio Carbonaro, psicoterapeuta con esperienza di coppie infertili.
Due incontri per parlare di infertilità e del percorso, travagliato, della fecondazione.

sabato 29 settembre 2012

La storia di Sfolli

Sono molto lieta, dopo una lunga attesa, di presentarvi la mia "amica di blog": Sfolli, direttamente dal suo divertente blog: http://unonessunocento000.blogspot.it/ ecco a voi la sua storia!
Sono felice di poter pubblicare la sua storia perche Sfolli scrive in modo molto divertente e ironico, e poi è una bellissima storia con il lieto fine e tutti noi abbiamo sempre bisogno di leggere storie positive.
Quindi buona lettura e come se fosse necessario dirlo, condivido tutte le cose che ha scritto!

LA STORIA DI SFOLLI, DI DEAR HUSBAND E DELLA PICCOLA PICCA :

"Amor che nulla hai dato al mondo

Quando l’estate arriverà

Sarà il dolore di un crescendo

Sarà come riaverti dentro"

Alla radio c’è Gianna Nannini, con la sua canzone su Penelope, e io mi commuovo. Che poi a me Gianna Nannini sta anche un po’ sulle scatole, diciamocelo. Primo perchè a 54 anni è sicuramente rimasta incinta grazie alla fecondazione eterologa ma non mi risulta che lo abbia ammesso (certo, son fatti tuoi, Gianna, per carità, la privacy e tutto, ma allora com’è che mi sbatti la panza in prima pagina a destra e a manca). Secondo perchè da li è nata la solita discussione sui giornali sul fatto che ‘eppero’ l’eterologa è sbagliata perchè insomma a 54 anni è una cosa egoistica voler fare figli ecc ecc’, come se l’eterologa servisse solo alle 54enni e non a un sacco di coppie giovani che secondo questo ragionamento avrebber si’ il diritto di fare figli.

Comunque.

Dicevo, ascolto la Nannini e mi commuovo nella penombra di una casa in montagna, la casa dove ho trascorso tutte e 34 le mie estati, dove ho giocato, dove ho fatto a battaglia di pigne, dove mi sono sbucciata le ginocchia, dove ho imparato a contare guardando i ragazzi ‘grandi’ che giocavano a scala 40…
Mi commuovo perchè ora nel mio lettino c’è Picca, la nostra piccola Picconatrice (che s’è meritata il sopranome già quando da piccolo embrione che era s’attacco’ cosi bene all’utero di mamma dimostrando con orgoglio le sue origini orobico-alpine).
Mi commuovo perchè penso che solo due anni fa guadavo nell’incertezza, anzi, nella certezza di una diagnosi che diceva che nè io nè mio marito, anche detto Dear Husband perchè natio della terra di albione, avremmo potuto avere figli.
Azoospermia lui, Menopausa Precoce io.
Dell’azoospermia sapevamo da tempo, e in un certo senso è stata una ‘fortuna’ avere individuato che c’era un problema, perchè in questo modo ci siamo decisi subito a rivolgerci ad un centro di procreazione assistita. E a farlo quando eravamo ancora residenti all’estero, in Inghilterra, per intraprendere la fecondazione eterologa.

Ci siamo rivolti al centro a gennaio 2010. A marzo, a pochi giorni dal mio 32esimo compleanno, arriva la diagnosi per me. La mia riserva ovarica è praticamente nulla. Ci consigliano di ricorrere non solo alla donazione di seme, ma anche di ovociti.
Buon compleanno a me, e a tutte le coppie che NO, non hanno aspettato di essere ultra-sessantenni per diventare genitori. E SI, hanno bisogno di un aiuto dalla scienza. E NO, non sono figli di Satana che il Signore ha voluto punire. E SI, sono uomini e donne normali, con un desiderio normale di essere genitore.
Insomma, ci siamo capiti.
Decidiamo comunque di provare con le mie uova e con seme di donatore, ma nel frattempo intraprendiamo l’iter per accedere alla donazione di ovociti o anche di embrioni (che tanto cosi facciamo prima, anzi, ci sono piu’ probabilità che un embrione bell’è fatto attecchisca piuttosto che un ovocita venga fecondato e poi arrivi alla fase di embrione). Paghiamo per metterci in lista d’attesa in due centri diversi.
Ci informiamo sull’adozione, e capiamo che NO, non è la stessa cosa che partorire un figlio che non è geneticamente tuo. Per mille motivi, ma fondamentalmente perchè la gestazione di un figlio che non è geneticamente tuo dura nove mesi, mentre quella di un figlio adottivo dura molti anni, e non sempre porta ad abbracciare il tuo bambino.
Quindi, dicevo, ci mettiamo in lista d’attesa, e nel frattempo io mi strafaccio di pere. Quelle belle forti, con la dose massima di ormoni, che fortunatamente non mi danno alcun problema. Anzi, comincio a prenderci gusto – finalmente stiamo facendo qualcosa di concreto e di proattivo, e poi guarda come ti mischio le polverine che neanche il Piccolo Chimico.

Ma la prima Fivet non va.

Noi pero’ non ci scoraggiamo, perchè comunque di ovetti ce n’erano SI, e piu’ di quanto il piu’ di quanto il piu’ ottimista dei ginecologi avrebbe immaginato.
Allora ditelo, che non avete capito niente delle mie ovaie.
Ci riproviamo, sempre con le mie uova e il seme dello stesso donatore.
Intanto mi chiamano dal centro per dirmi che una coppia di loro pazienti ormai plurigenitori ha deciso di donare i propri embrioni crioconservati. Capite, io sto per farmi la prima pera sperando di produrre almeno un ovetto buono che possa diventare embrione, e questi mi dicono che ci sono no uno ma sei embrioni on-the-rocks che non aspettano altro che di essere risvegliati dal loro sonno glaciale.
Ma io niente, ormai ci ho preso gusto e mi faccio la prima pera.
E poi un’altra, e poi centomila altre.
Sperando che, se questa volta non va, gli embrioni siano ancora la ad aspettare me e Dear Husband.
In effetti dopo un mese, gli embrioni sono ancora là: a quanto pare, non sono molte le coppie là fuori che hanno bisogno di donazione di gameti sia maschili che femminili, quindi nessuno nel frattempo li ha reclamati.
Solo che ora, neanche noi li reclamiamo. Perchè nel frattempo, io e Dear Husband siamo rimasti incinti di Picca.

E tutto il resto è storia…la storia di un’amore che si da al mondo, grazie a non ad una, ma a tante, centomila persone che hanno reso la fecondazione eterologa possibile, e nonostante chi, invece, al mondo non ha dato che il niente, nella forma di una legge amara e ingiusta.

giovedì 20 settembre 2012

Il falso della legge 40

di Furio Colombo - 3 settembre 2012

Siamo andati avanti facendo finta di niente. Facendo finta che una legge crudele e scientificamente assurda come la legge italiana sulla fecondazione assistita dove si impedisce di esaminare un embrione prima di impiantarlo, come se fosse uno sfizio accertare l’esistenza o no di una grave, insopportabile malattia, sia una legge civile e normale.

Suvvia, non fingiamo di non sapere che non solo per questo siamo guardati con meraviglia e con sospetto, a causa della inspiegabile separazione fra presunta modernità e a rigorosa osservanza delle leggi e degli editti vaticani. Non c’è nulla di evangelico in tutto questo. L’invenzione (ovvero scoperta e identificazione degli embrioni) è del Ventesimo secolo, poco prima della nascita dell’ex ministro Fioroni, che dichiara “mercato dell’eugenetica” la vista medica del non nato. Possibile che il religiosissimo Fioroni non abbia notato che, nella storia di Lazzaro resuscitato, c’è un intervento immediato, sicuro, sul già morto, non per creare un mercato di zombi, ma per insegnare che è giusto invocare, per quanto impossibile, un po’ di felicità?


Hanno mandato in giro per il mondo, come mendicanti di un Paese dominato dalla Sharia, donne e uomini italiani che chiedevano solo, come i parenti di Lazzaro (ma dall’altro punto cruciale della vita), di avere un bambino vivo, sano, da amare e accudire senza correre il rischio di una malattia genetica che, nella maggioranza dei casi noti, li aveva già tormentati.


“Sono italiani” avranno mormorato negli ospedali di altri civili ospedali del mondo indicando le coppie costrette a chiedere asilo medico per avere un figlio, secondo la famosa predicazione che indica quel desiderio come il vero fine del vivere insieme di uomo e donna.



Una bella dose di ipocrisia ha orientato e guidato tutti gli altri politici e gli altri partiti e gli altri professionisti della politica, tutti i politici per timore di passare per “laicisti”, parola inventata, assente dai vocabolari ma che descrive i laici che non accettano di inginocchiarsi solo per ragioni di voto e di sottosegretaria-ti. E i medici per ragioni (purtroppo buone ragioni) di carriera. Violare la legge assurda e crudele sulla procreazione detta “assistita” li avrebbe esposti a rischi grandissimi. Purtroppo, mentre trovi legioni di obiettori di coscienza contro l’aborto pur di ingraziarsi vescovi e Papa, che alla fine pesano molto sul primariato, non trovi alcun obiettore di coscienza in aiuto delle donne che vogliono essere madri senza correre incontro alla tragedia. Qui bisogna infrangere un tabù e dire la parola “Radicali”, partito, leaders, deputati di quel partito e Associazione Luca Coscioni, di cui mi vanto di essere membro e sostenitore. È curioso per me notare che tanti colleghi, che hanno resistito per 18 anni alla grottesca mascherata della Lega, partito noto ormai solo per il razzismo dichiarato, il berlusconismo a tassametro e per il rito della divisione dei diamanti fra capi buoni (quelli che hanno in mano adesso i resti del partito) e capi cattivi, (quelli cacciati solo per portargli via il comando) si irritano un po’ a parlare dei Radicali e del loro continuo rompere le scatole sulle questioni dei diritti umani. Personalmente li apprezzo perché solo con loro ho potuto dire, in Parlamento e fuori, il disgusto e l’indecenza per una assemblea – di adulti consapevoli – che vota la legge 40 e poi ti spiega che “è il meglio che si poteva fare”.




Ma ora entriamo in una fase delicata in cui, ancora una volta, c’è il rischio di trovare solo l’iniziativa e la compagnia dei Radicali. Il fatto è questo. Pare che il ministro della Salute, Balduzzi (governo Monti) abbia detto che – contro questa sentenza, che condanna l’Italia per il livello subgiuridico e subnormale con il quale ha inserito proibizioni umilianti in una legge che dovrebbe essere di aiuto – ricorrerà in appello, ovvero presenterà il caso alla cosiddetta “Grande Chambre” chiamata a dare il parere finale. A quanto pare questo governo italiano di tecnici ha dei dubbi (“tecnici” ?) sulla condanna all’irrazionale legge italiana che non esiste nel mondo. Richiederà, ci dicono, un “approfondimento” o una “riflessione”. Ovvero, anche i “tecnici” inclinano a pensare che Lazzaro non doveva risorgere e che il bambino della coppia che vorrebbe aggirare la condanna genetica, non deve nascere. Non parliamo poi delle futili madri che si permettono di sfidare la natura che rudemente ha detto loro no, con l’espediente del progresso medico, che un bambino può farlo nascere senza problemi (ormai il mondo ne è pieno). E non parliamo della legge Kabul-Roma, che vieta la procreazione eterologa scambiandola per “prostituzione assistita”. Insomma, la civiltà, nel senso di benevola protezione di tutti i cittadini secondo le regole e le possibilità della legge e della scienza, non è ancora arrivata in Italia. Per questo i “ laicisti” (intesi come coloro che si sottraggono alle sharie di tutti i culti) continueranno a fare il possibile – assieme a coloro che lo hanno sempre fatto – per salvaguardare almeno un po’ l’immagine rispettabile dell’Italia.





sabato 7 luglio 2012

Elogio delle coppie infertili, possiamo invidiarle un po'?

Lunedì 22 Febbraio 2010 - Scritto da Claudio Manna

Il mio osservatorio dell’uomo e della donna in coppia è particolare. Infatti come ginecologo che ha scelto di occuparsi di infertilità sono portato a spendere gran parte del mio tempo da decine di anni insieme a coppie che stanno lottando per avere dei figli e investono molto delle loro risorse emozionali, di tempo ed economiche in questo obiettivo, “il primo” assai spesso come ascolto dalle loro stesse parole. Poi cerco di dedicare un altro po’ del mio tempo ( purtroppo sempre drammaticamente poco ) alle altre persone come la mia famiglia e coppie di amici e conoscenti con e senza figli . Infine c’è tutto quello di cui vengo a conoscenza da loro e dai mezzi di informazione riguardo le più varie realtà vissute da tante altre coppie e famiglie con esperienze di vero dolore : separazioni, violenze, incomunicabilità, depressioni, drammi di tanti tipi.
Sappiamo un po’ tutti quali difficoltà ci sono oggi ad affrontare i problemi quotidiani : da quelli pratici a quelli economici, dalle relazioni personali a quelle del lavoro (quando c’è), da come ci si sente con se stessi alle aspettative per il futuro che per i più giovani rappresenta un aspetto particolarmente difficile se non inquietante.
Non ci possiamo meravigliare allora che il numero di figli per coppia sia oggi in Italia appena 1,4 ( penultimo in Europa dopo la Spagna anche se nel mondo il Giappone riesce a far ancora peggio da questo punto di vista ).
Non voglio addentrarmi in questioni che altri già affrontano molto meglio come le scarse politiche di sostegno alla famiglia, l’egoismo e l’edonismo individuale, la fuga dalle responsabilità, l’instabilità economica, la crisi dei valori tradizionali . Certamente quando vedo e ascolto le parole delle coppie che arrivano da me per essere aiutate a completare un piano che è iniziato quando hanno deciso di condividere le loro vite, mi sembra di assistere ad una realtà controcorrente rispetto a quella di cui invece si parla tanto con preoccupazione. Non posso dire con statistica certezza quale sia la loro reale consistenza numerica. Si pensa che l’infertilità tocchi tra il 10 ed 20 % delle coppie in età fertile e di queste non si sa proprio quante si rivolgano ai medici per risolvere il loro problema e quante poi si separino. Certo è che le coppie infertili quando decidono di venire dal medico specialista di questi problemi sono in genere ben motivate ad affrontare un percorso spesso difficile, faticoso o lungo ancor prima che subentrino i problemi di numerosità della famiglia. Sta di fatto che queste coppie le vedo unite e molto attente alle esigenze l’uno dell’altro perché non si può essere tiepidi o incerti nel proprio progetto di coppia e di famiglia quando si devono eseguire tanti esami ed analisi, sottoporsi a terapie spesso impegnative fisicamente e praticamente. Non è facile conciliare le esigenze di queste terapie ( che richiedono spesso un impegno quotidiano per poter dare probabilità accettabili di successo ) con quelle del lavoro ( compresa la necessità di mantenere il proprio posto) e della vita di tutti i giorni ( compresi i servizi sociali carenti specie nei trasporti ). Si accettano anche dei rischi medici e pratici come le gravidanze gemellari ( in barba a quell’1,4 % di figli per coppia, anzi meno male che ci sono loro mi viene da pensare). Per non parlare poi della difficoltà di comprendere un problema di questo genere da parte di chi non lo ha vissuto e senza che si possa facilmente esternarlo vista la delicatezza dell’argomento che riguarda una sfera molto personale. Anzi spesso si vive proprio nell’isolamento anche all’interno delle famiglie di origine.
Ma allora in un contesto sociale così difficile da vivere per tutti noi come si fa a non ammirare queste coppie che lottano, soffrono spesso in silenzio per alcuni valori in cui credono? Come si fa a non invidiarle quando l’uomo e la donna si aiutano in mille circostanze pratiche , in piccoli e grandi gesti di reciproco rispetto e comprensione visto che insieme stanno facendo un percorso a volte davvero difficile? E poi come si fa a non gioire con loro quando si sente che anche noi abbiamo contribuito un pò a realizzare il sogno che li ha spinti a lottare ? Non siamo anche noi costretti a riflettere nei valori che stanno dietro a queste scelte e che presuppongono un sentimento di amore? E come si fa a non ammirare e anche invidiare un po’ queste coppie e il senso profondo di questi sacrifici anche nei piccoli gesti di quotidianità che io rinvengo in certi momenti di colloqui e di trattamenti? Di certo si dovrebbe essere loro riconoscenti di aumentare nel nostro paese la percentuale di figli per coppia, ma soprattutto si dovrebbe altamente apprezzare l’energia di valori che esiste dietro le loro scelte messe in campo e che forse distrattamente sottovalutiamo.
Certo ci sono coppie che non hanno resistito a queste prove di vita insieme e si sono poi separate ma vederne ugualmente tante affrontare la fatica della vita insieme per un progetto grande e importante, che bella lezione, che sollievo, che speranza!

giovedì 28 giugno 2012

Chi ha paura della Donazione di gameti?

O meglio chi la conosce?
Sono migliaia le coppie che finora sono andate all’estero per la donazione di gameti, di conseguenza sono migliaia i bambini nati da donazione di gameti.
Ma “migliaia” non vuol dire la maggioranza degli italiani, inoltre di queste migliaia di persone poche (ma diciamo pure nessuna) pubblicizza la propria scelta di genitorialità.
E quindi, logicamente, mi domando: quanti conoscono realmente questo percorso?
La domanda più frequente quando si parla (genericamente) di donazione di gameti è : ma perchè non adottano?
E già questa domanda (a cui mi verrebbe da rispondere “echepalle!!!”) dimostra l’abissale ignoranza che vige sovrana in Italia.
E non sto qui a dare risposte (potete eventualmente leggere qui cosa penso: http://eterologa.blogspot.it/2007/10/quante-volte-vi-sarete-sentiti-dire-ma.html)
Dico solo sull’argomento, che credo sia una strada “più semplice” (se si potessero quantificare le difficoltà) dell’adozione, primo perchè non hai procedure burocratiche da svolgere, poi perchè nessuno entra nella privacy della coppia per dire se sarai o meno un bravo genitore, poi perchè in teoria, se le cose vanno bene o benino, non hai i tempi biblici dell’adozione; si può anche aggiungere che la donazione di gameti ti fa vivere l’esperienza della maternità, preclusa alle donne sterili.
Mettendo insieme un pò di cose si può spiegare la ragione della scelta.
A coloro che non devono affrontare questa scelta, la donazione di gameti resta un “mistero” e si sa i misteri fanno paura.
Quello che non si conosce a fondo fa paura.
E questo potrebbe in parte giustificare le critiche di molti verso la donazione.
Ma vediamo su quali temi si svolgerebbe il dibattito parlamentare (se ce fosse uno):
(tratto dal sito di http://www.beatricemagnolfi.it/wp/?p=110 scritto nel lontano 2005 ai tempi del referendum; ma sono dell’idea che le argomentazioni che animerebbero un dibattito attuale sul tema non cambierebbero - se ci fosse un dibattito certo!!! Peccato che oggigiorno non ci sia più il tempo di affrontare temi etici e sociali !)
“1- La prima riguarda il diritto del figlio a conoscere il proprio patrimonio genetico, che verrebbe negato dall’anonimato dei donatori, criterio che garantisce questi ultimi da possibili problemi futuri.
In effetti, alcune legislazioni straniere si pongono questo problema, che ha anche una sua valenza pratica, ad esempio in casi in cui sia necessario individuare il corredo genetico a fini terapeutici.
Ad esempio, l’anonimato è escluso dalle leggi austriaca e tedesca. La Svezia, ma in taluni casi anche la Spagna e la Gran Bretagna prevedono l’accesso ai registri che contengono i dati dei donatori, e anche in Francia, per ragioni esclusivamente sanitarie, vi si può accedere. Anche in Italia, prima della Legge 40, i Centri erano tenuti a conservare i registri dei donatori, per potervi accedere in caso di necessità; con il turismo procreativo questo oggi è impossibile. Dunque, proprio chi è preoccupato della negazione di questo diritto dovrebbe essere interessato alla cancellazione del divieto.
Il referendum non determina automaticamente il testo della nuova legge, ma dà un’indicazione al legislatore: una volta abrogato il divieto, si potrà regolare in termini positivi la materia.
Alcuni costituzionalisti si interrogano sul diritto a conoscere le proprie origini biologiche come su di una questione di principio, collegata all’identità dell’individuo.
E’ una discussione seria, che tuttavia dovrebbe investire anche la materia dell’adozione; inoltre, come opportunamente rileva Vittoria Franco, occorre sempre un bilanciamento fra i diritti: come si fa ad anteporre il diritto all’identità biologica al diritto dei genitori a costruire una famiglia oppure al diritto del nascituro a venire al mondo, se si è desiderati?
Il filosofo cattolico Emanuele Severino si è domandato, da cattolico, se ci si debba augurare, per difendere questo principio dell’identità genetica, che i 35.000 figli dell’eterologa non siano mai nati. E’ un furore ideologico che nessun cattolico può condividere.”
Per aggiornare questo punto c’è da dire che in Inghilterra hanno eliminato l’anonimato delle donazioni, con la conseguenza che le “donatrici di speranza” sono notevolmente diminuite!
L’argomentazione dell’anonimato può essere un motivo di discussione ma non un motivo per negare la donazione di gameti. Inoltre c’è da dire che molte coppie decidono di mantenere il segreto. E credo che questa scelta vada rispettata. È giusto, secondo me , che i donatori siamo e restino anonimi, mantenendo però i loro dati all’interno dei database delle cliniche nel caso (e solo in quello) ci fossero problemi di salute gravi che necessitino di risalire ai donatori.
Per il resto lascerei anche qui la libertà di scegliere se comunicare o meno al figlio il procedimento procreativo.

“2- Un altro argomento che ho sentito evocare con una certa enfasi è quello della felicità del bambino, o meglio dei possibili scompensi psicologici che possono derivare dal fatto di avere un terzo genitore biologico.
Una famiglia asimmetrica, si è detto, dove non c’è coincidenza fra chi mette al mondo un figlio e chi lo terrà al mondo.
Tutti questi argomenti sottintendono una visione meramente biologica della paternità e della maternità, che, portata alle estreme conseguenze, dovrebbe indurci a vietare l’adozione.
I nostri vecchi, con grande saggezza, dicevano: “I figli sono di chi gli vuol bene.? Sarà una visione semplicistica, ma contiene un approccio più avanzato alla genitorialità, legata alla responsabilità, alla cura, alla relazione affettiva piuttosto che al legame del sangue.
Non si capisce perché un bambino così desiderato, pensato, cercato, tanto da scavalcare difficoltà tecniche ed economiche, sociali e culturali debba essere più infelice di qualsiasi altro bambino, magari messo al mondo in maniera del tutto involontaria. Nessuno ha in tasca la garanzia della felicità dei propri figli, non sta nelle nostre mani; il loro equilibrio psicofisico dipende se mai dalle cure e dall’affetto che ricevono, che purtroppo non è una condizione sufficiente. Il legame di sangue c’entra davvero poco e, in ogni caso, chi lo invoca cade in una grave contraddizione quando dichiara preferibile l’adozione alla fecondazione eterologa.”
Non ho nulla da aggiungere, tranne forse che i “vecchi” si facevano meno “pippe mentali” (scusate il francesismo) sulla famiglia! Forse all’epoca erano più preoccupati di come sfamare i figli e a come curarli e farli crescere sani piuttosto che giudicare “buono” o “cattivo” un genitore!
Chi avanza argomentazioni simili lo fa per la paura che il “mistero” genera sempre. Il mistero di una genitorialità cosi avanti, cosi moderna, perchè dobbiamo ringraziare la scienza e la ricerca se siamo in grado di porre un rimedio alla sterilità! e si sa le cose nuove creano timori, che sono il più delle volte esagerati e senza senso.

“3- Un altro argomento riguarda la precarietà psicologica della coppia, in cui alla lunga potrebbe esplodere la crisi per una scelta in cui vi è una asimmetria di legami biologici.
Non c’è nessuna ricerca che abbia evidenziato queste maggiori difficoltà per le coppie che hanno fatto ricorso all’eterologa, anzi è vero il contrario; tutti gli esperti hanno osservato una maggiore saldezza nella coppia e nella famiglia, come se la consapevolezza di una scelta contro corrente avesse rafforzato i legami affettivi.
Del resto, occorre davvero un atto di amore in più per accettare la donazione di gameti pur di consentire al proprio compagno o alla propria compagna di esaudire un desiderio di genitorialità biologica. Altruismo, generosità, solidarietà, consapevolezza di sé e del proprio rapporto affettivo: tutti fattori che fanno maturare la coppia e la rendono più forte.”

E diciamolo, indipendentemente da come vengono i figli, creano sempre scombussolamenti nella coppia! Perchè le coppie che non hanno fatto PMA non litigano a causa dei figli? Per la loro educazione? Per la stanchezza? Per la mancanza dei propri spazi? Per le aumentate responsabilità?
Chi non ha peccato scagli la prima pietra! E poi diciamolo ancora, ma guardate che quando i figli nascono non si ha più il tempo di pensare al passato! Quello che c’era prima era la vita precedente! Le nuove responsabilità e impegni cancellano e annullano gli eventi pregressi!
Anche questa argomentazione non ha fondamento!

“4- C’è poi l’argomento di chi dice che, consentendo l’eterologa, si apre la strada alle peggiori aberrazioni: maternità sostitutiva, fecondazione post mortem, e in particolare all’eugenetica.
Una sorta di divieto preventivo, che impedisce un risultato moralmente condivisibile, quello di curare le forme più gravi di sterilità, in nome di una possibile deriva fuori controllo.
Voglio sottolineare che, con questo principio, molte applicazioni scientifiche sarebbero state negate; è quello che la commissione Warnock ha definito la “teoria del pendio scivoloso? (Vittoria Franco le dedica un capitolo del suo libro) e che può essere riferito anche alla diagnosi preimpianto.
Questa teoria, del “dove andremo a finire? risponde alle paure, ai fantasmi mostruosi, da circo Barnum, che trovano grande eco nei media. Non a caso Severino Antinori è sempre invitato in televisione. Chi parla di clonazione, uteri in affitto ecc… è il peggiore nemico della procreazione assistita.
Occorre tranquillizzare le persone, non spaventarle con i casi limite; occorre spiegare con parole semplici che anche il coltello per il pane può servire per uccidere il marito, ma non per questo dobbiamo bandirlo da tutte le cucine.”
Concordo!

“5- La difesa della famiglia tradizionale, fondata sul matrimonio, anzi fondata sull’atto coniugale, è forse la motivazione più vera che sta dietro la condanna dell’eterologa.
Una motivazione che perfino i più vicini alla dottrina della Chiesa non osano esplicitare quasi più, consapevoli del fatto che l’evoluzione sociale ha prodotto tanti nuovi modelli familiari, ben più asimmetrici della famiglia che ricorre alla PMA. La stessa Legge 40 ammette l’accesso alle tecniche per le coppie di fatto.
Mentre sulla difesa dell’embrione si sono mobilitati tanti nuovi “crociati?, sulla difesa della sacralità della famiglia tradizionale è difficile per la Conferenza Episcopale trovare alleati e soprattutto è difficile trovare consenso nel paese.
Non regge neppure la teoria della famiglia “naturale? da contrapporre alla famiglia “artificiale? : soprattutto nel caso di donazione di ovocita, il percorso “naturale? della gravidanza e del parto è pienamente rispettato, senza considerare che il confine fra ciò che è naturale e ciò che è indotto dal progresso scientifico e tecnologico viene continuamente ridefinito”

“In conclusione: tutte queste argomentazioni non reggono ad una analisi razionale.
Il che significa che c’è qualcosa di più profondo.
La fecondazione eterologa tocca corde profonde, che hanno una rilevanza socioculturale più che una pertinenza sul piano etico”



C’è la paura dell’ignoto, del mistero che si cela dietro alla donazione di gameti, la repulsione di una cosa che non si conosce e che ci si augura di non dover conoscere!
C’è la domanda: ma perchè questa scelta?
Domanda lecita per carità, ma appunto perchè è una scelta personale lasciamo agli individui la libertà di scegliere.
La percentuale di persone invece che è contraria per motivi religiosi, secondo me, è bassa; inoltre non è la religione che deve dare le regole! È il buon senso, la laicità, il progresso, la società.

lunedì 25 giugno 2012

Un paio di domande al dott. Flamigni

“E’ vero che vorrebbe aprire un centro di PMA per fare donazione di gameti a San marino?”

Flamigni: "Non ho mai pensato di aprire centri da nessuna parte e soprattutto centri nei quali violare le normative italiane, troverebbero un modo per incastrarmi anche se andassi in Groelandia. A San Marino pensavo di aprire un ambulatorio per dare consigli a chi decide di andare all'estero. Siccome si tratterebbe di un lavoro gratuito, non ho trovato nessuno disposto a venirci e da solo non lo posso fare."

"A pag. 184 del suo libro, cita la normativa europea sulla conservazione e donazione di cellule e di tessuti che prevede un periodo di quarantena di sei mesi, vuol dire che nel breve futuro verrà vietata in europa la donazione da fresco di oociti ma dovranno essere “necessariamente” congelati per almeno 6 mesi (per evitare malattia infettive come l’HIV che hanno tempi di incubazione abbastanza lunghi)?"

Flamigni: "E' probabile che in avvenire il congelamento degli oociti prima di una ovodonazione venga reso obbligatorio ( in alcuni paesi è già così). Le ricordo che questa norma europea è disattesa da molte parti.

sabato 23 giugno 2012

Fecondazione e(s)terologa


Fecondazione e(s)terologa
di Carlo Flamigni e Andrea Borini - Ed. L’Asino d’oro – 12 €

Indice:
Cap. 1: Le dimensioni del problema
Cap. 2: Le donazioni di gameti ed embrioni
Cap. 3: Le indagini genetiche pre-impanto
Cap. 4: I risultati
Cap. 5: Le leggi
Cap. 6. Come scegliere il centro


Partendo dalla fine: ” Abbiamo scritto questo libro molto malvolentieri, è ingiusto che un italiano sia costretto a lasciare il suo paese per ottenere le cose alle quali ha diritto. Ci piacerebbe molto che potesse essere utile a qualcuno e che potesse far capire a chi lo legge che non si rinuncia mai al diritto di aver diritti, anzi, ci si batte per mantenerlo.”


Tutto (o quasi) quello che volevate sapere sulla PMA (in Italia e all’estero) e nessuno ve l’ha mai detto! Finalmente una guida, seria completa, esauriente e attuale della PMA, delle tecniche possibili; della situazione italiana dopo le molte modifiche fatte alla legge 40 a colpi di magistratura e la revisione delle linee guida; la situazione all’estero, cosa e come orientarsi nella scelta del centro a cui rivolgersi, e non ultimo una chiara spiegazione di cos’è la fecondazione (paragrafo “Un pò di biologia”); cosa avviene durante la fecondazione: l’oocita fecondato dallo spermatozoo, la divisione cellulare, la formazione dell’embrione; le tecniche di diagnosi pre-impianto, come funzionano, i risultati, le percentuali; e poi troviamo la risposta a molte domande: es. è meglio trasferire una morula o una blastocisti, sulle diagnosi pre-impianto, quando farle; a che punto siamo con le tecniche: il congelamento degli oociti, la percentuale di successo; andare all’estero: le informazioni da chiedere ai vari centri, capire le percentuali fornite dai laboratori, sapere quali sono i rischi che si corre, e fare le domande giuste.
Tutto e molto di più scritto in modo chiaro, una piccola guida per orientarsi nel mondo della PMA, dove le informazioni che vengono date sono a volte incomplete, arbitrarie, difficile sia da capire che da reperire, come per esempio nel caso della fecondazione eterologa.

Dal capitolo “Le donazioni di gameti e di embrioni”
cito: “…Quello che accade a gran parte di queste coppie, e cosa che consente loro di arrivare a compiere scelte che a molte altre persone sono precluse, è il fatto di scoprire che esiste una genitorialità che non ha niente a che fare con la genetica e con il passaggio dei propri cromosomi ad un altro individuo, una genitorialità basata soprattutto sulla responsabilità, sulla promessa di assistenza e di amore fatta a un bambino che non è ancora nato. Una genitorialità di grande valore morale, eppure inaccettabile e addirittura perversa per molti.”


“…La gente comune, quella che i soldi non li ha secondo i giornali dovrebbe essere costretta a rinunciare. Non è cosi: si vende la casa e va a Barcellona”.

Cito questi due passaggi del libro perche vorrei evidenziare il fatto che gli autori oltre a essere molto preparati sulla materia (dei luminari della procreazione), dimostrano anche una notevole dose di sensibilità, (cosa che non tutti i ginecologi che trattano di fecondazione hanno). E noi sappiamo quanto anche solo un gesto, una parola di comprensione a volte basti per farci sentire meglio, farci sentire “compresi”.

sabato 16 giugno 2012

Aiutiamo Alessandro - II

dal blog di beppe grillo del 14 giugno 2012
http://www.beppegrillo.it/2012/06/aiutiamo_alessa.html#comments




il video: http://www.youtube.com/watch?v=cE6tJNw2kJU




"Sono stato a Padova a trovare Alessandro Manzella, disabile gravissimo tracheostomizzato, paralizzato a letto da quasi 23 anni. Qualche mese fa avevo pubblicato la sua lettera di richiesta d'aiuto. Le sue parole sono rimaste inascoltate. Oggi le faccio mie. Lancio un appello a tutti gli amici del Blog per aiutare concretamente Alessandro e la sua famiglia. Ha bisogno di qualcuno che aiuti i genitori nel fargli compagnia, lavarlo, fargli la barba e tagliargli i capelli. Di tutto, insomma. Contattate la famiglia per offrire un po' del vostro tempo. Un'ora a settimana può essere davvero preziosa. Se non abitate vicino a Padova e volete dare una mano a questa famiglia, potete inviare un contributo economico all'IBAN IT 02 C 05040 12104 000002151354, intestato ad Alessandro Manzella"

Aiutiamo Alessandro



lettera pubblicata il 10 marzo 2011 nel blog di beppe grillo http://www.beppegrillo.it/2011/03/abbandonato_dal.html

per vedere il video:
http://www.youtube.com/watch?v=cE6tJNw2kJU

"Sono Alessandro Manzella, un ragazzo 34enne disabile gravissimo tracheostomizzato, paralizzato a letto da quasi 23 anni; da qualche anno anche i miei occhi azzurri si sono spenti (non vedono più) e il mio fedele compagno di vita è un respiratore che accompagna le mie lunghe giornate praticamente 24 ore su 24. Le scrivo questa mail per renderla partecipe della mia folle situazione; sono stato abbandonato da tutti, dalle Istituzioni e da qualsiasi ente, comunale, Statale, Regionale preposta al mentenimento del benessere e dello stato di salute della persona disabile. Non esiste alcun contributo economico versato a chi quotidianamente, amorevolmente mi assiste, ovvero i miei genitori. I miei genitori hanno entrambi subito gravi e delicati interventi; mia padre l'asportazione di due tumori, mia madre, cardiopatica è stata sottoposta a un intervento cardiochirurgico. Cosa dobbiamo fare per farci ascoltare? Come possiamo gridare il nostro dolore, la nostra sofferenza? Quanto dobbiamo aspettare perchè qualcuno si accorga della nostra tragica situazione? Dappertutto giornalisti, politici, direttori di giornali etc si ergono a paladini delle persone indifese, si appellano alla Costituzione per la tutela dei più deboli ma poi, chi fa davvero qualcosa, chi desidera spendersi davvero per rendere più vivibile e sopportabile la vita che noi disabili siamo costretti a vivere? Magari potessero gli Italiani conoscere e partecipare a ciò che ha quotidianamente luogo nella mia camera dalle 7 di mattina fino alle 7 del giorno dopo e così via nei giorni, settimane, mesi, anni che seguono, in compagnia di respiratori, aspiratori, sterilizzatori, macchina per l'ossigeno etc.Con la presente chiedo speranzoso di unirVi al nostro coro lanciando un appello affinchè, finalmente, qualcuno ci aiuti." Alessandro Manzella (manzella76@yahoo.it)Per chi volesse dare un contributo questo è il codice IBAN di Alessandro: IT 02 C 05040 12104 000002151354

Intervista alla famiglia Manzella:

Sono Anna Manzella, sono la mamma di Alessandro Manzella, Alessandro è un ragazzo ora di 34 anni, a 12 anni circa è stato colpito da un cancro, un medulloblastoma al cervelletto, l’intervento che è stato sottoposto a suo tempo è andato benissimo, ma dopo qualche giorno è stata riscontrata che in sala operatoria ha contratto un’infezione rarissima, questa infezione si chiama il germe “Nocardia".


Soli, ogni santo giorno

Antonio: Ogni mattina iniziamo la pulizia personale dei piedi, gambe, dopo arriviamo al corpo, questo ogni giorno bisogna farlo. Questi lavori fino a novembre dell’anno scorso era fatto dal personale del comune. Un’ora in due persone perché c’è il problema che da solo una persona non riesce a movimentare Alessandro, allora c’è bisogno di due persone.

Anna: I signori dal camice bianco non hanno voluto confrontarsi con altri specialisti che avevano già curato questo germe, in pratica non avendolo curato, Alessandro me l’hanno consegnato come lo vedete. È tetraplegico, ha perso anche la vista, l'uso di un orecchio e sta perdendo anche l'uso dell’altro. Non ha nessuna funzione, prende farmaci perché sono molto frequenti le crisi ipotermiche, ipossiodiche: bisogna seguirlo 24 ore su 24.
Antonio: Per più di 10 anni questo lavoro veniva fatto da delle Oss, adesso adducono come scusante che non lo possono fare se non c’è una presenza infermieristica specializzata, questo è impossibile che avvenga tutti i giorni, perché l’A.S.L. non è disposta a darti…

Anna: Anche di giorno lo teniamo staccato una mezz’oretta, così tanto perché… il suo morale è quello che è. Alessandro avendo una tracheostomia da 23 anni e avendo il collo corto, ha bisogno di un collarino che è questo, che però viene tagliato, accorciato, modificato per il suo collo, questo non sono mai riusciti a impararlo, per quante volte gliel’abbiamo spiegato.

Antonio: Perché il collarino deve essere messo in una certa posizione per poter permettere a lui di ventilare bene durante la notte e anche durante il giorno, non può essere messo in una posizione qualunque.

Anna: Alessandro non avendo una cannula cuffiata, ha una cannula con una valvola che gli permette di esprimere, ha la libertà di parola per lui, perché la libertà di parola gliel’hanno tolta, adesso proprio… vero Ale? Tanti anni fa, tanto tempo fa e adesso ancora di più. Alessandro è un ragazzo meraviglioso, ma non perché è mio, Alessandro con tutti i suoi sforzi ha terminato, perché si è ammalato alla seconda media, le medie, dopo ha terminato 5 anni di magistrali con un diploma meraviglioso, si è fatto iscrivere, è voluto essere iscritto alla facoltà di psicologia, l’ha frequentata per due anni, poi per quanto lui potesse insistere, le sue condizioni di salute l’hanno privato e ha dovuto abbandonare anche questo suo ultimo desiderio.

Antonio: La medicazione che ha Alessandro qua, non è una medicazione normale, perché in genere usano delle garze, però se tu senti adesso, con il mount attaccato Alessandro non ha nessun sfiato, l’aria entra tutta nei polmoni, ora bisogna usare questa medicazione, è stata creata ad hoc per Alessandro in collaborazione con l’infermiera che l’aveva seguito per più di 10 anni, con mia moglie, con un otorino dell’ospedale di Padova e siamo riusciti a venirne a capo.

I diritti e la dignità negati:
Alessandro: Sono molto arrabbiato perché da novembre non viene più nessuno, né queli che mi lavavano e nessuna infermiera hanno infangato la costituzione, hanno infangato la costituzione dell’uomo, neghi il diritto dell’ uomo.
Antonio: La medicazione è una roba infermieristica, è stata un’infermiera a crearla, tutte le colleghe, centinaia, penso che ce ne siano a Padova di queste infermiere, non che non sia in grado, si rifiuta di farla, ho chiamato anche gli specialisti, la conclusione degli specialisti è che l’unico che può fare questo lavoro sono io! Mi pare assurdo detto da uno specialista, giusto? Non sono uno specialista, sono solo suo padre! Questa operazione è vietata a tutte le infermiere e a tutti gli specialisti di Padova! Questa è la cannula tolta… Questa è un’operazione che nessun specialista si prende la briga di fare. Ecco un’operazione impossibile!

Lo Stato risponda

Sono Antonio Manzella il papà di Alessandro, faccio un appello a tutte le istituzioni perché venga risolto questo caso, fino adesso non sono riusciti a darci una spiegazione plausibile per risolvere le problematiche di nostro figlio, li ho anche sfidati in questo senso , gli ho chiesto: ditemi se voi non dovete fare queste mansioni chi le deve fare, aspetto una risposta, anche la più drastica: “signor Manzella se le faccia lei”, mi basterebbe solo questo. Queste sono tutte manovre che nessun personale dell’A.S.L., non è che non sia in grado di farla, si rifiuta di farla, però se lo faccio io penso che sia fattibile! Perché è stato un dipendente dell’A.S.L. a insegnarmi.

Alessandro: Io nella mia vita, come sono conciato, solo questo, solo questo che mi dà la forza di andare avanti, l’amore dei miei genitori.

Antonio: È che quando hanno cambiato gestione, hanno passato il caso di Alessandro a un’altra struttura, non hanno mandato il personale “anziano” a insegnare a questi nuovi, hanno chiesto a noi di insegnare al personale nuovo, questo mi pare proprio un’eresia.

Anna: Il passaggio di consegne non è stato fatto, anche perché il passaggio di consegne lo si fa in tutti i reparti, in tutti i posti!

Antonio: L’operazione della tracheo, gli vogliono mettere una cuffiata che sarebbe una cannula con la quale una persona non parla, respira solo, gli togliamo anche la voce e dobbiamo dire anche grazie, io la voce a mio figlio non la voglio togliere! A parte che anche lui la vuole per poter esprimere i suoi sentimenti, per non dire altre robe più cattive o no? L’unica alternativa che ha il potere alto, perché lo chiamano così a Padova, loro ci mandano dei professionisti. Detti professionisti non sono in grado di gestire mio figlio, in mezzo al gruppo c’è qualcuno che riesce a farlo, alle nostre richieste e anche alle richieste del nostro medico ci viene sempre negato, ci viene negato un semplice prelievo del sangue, anche perché un prelievo del sangue a Alessandro è un piccolo problema perché bisogna fare un prelievo sul capillare del piede e ci sono pochi che riescono a farlo, quei pochi vengono impediti e non mandati a casa mia, quindi il nostro appello è che le persone capaci di accudire a nostro figlio, che siano mandate a espletare le loro mansioni, funzioni, non chiediamo altro.

Anna: Questa ciliegina sulla torta è scoppiata ieri, è questo il culmine, ieri 7 marzo sono stata informata per via telefonica che hanno deciso di far seguire Alessandro da uno psicologo per 30 giorni, al quanto ho ribadito che invece di pensare a fare un’igiene personale a Alessandro, di lavarlo e di fargli avere le cure a cui ha diritto, si preoccupano di farlo seguire da uno psicologo per 30 giorni, ditemi voi se qua non siamo veramente andati fuori di testa!

lunedì 11 giugno 2012

Breve dialogo con Maria Grazia Giordano, per approfondire...

le domande che le ho fatto:
1) come le è venuta l'idea di questo libro?
2) le storie sono vere?
3) come mai lo ha scritto in questa forma tipo un diario/lettere, come se i personaggi stiano parlando più a se stessi che agli altri?
4) queste storie sono molto tristi, sofferte, come fa una psicologa come Luciana, a tornare a casa dai suoi 5 figli e non portarsi dietro la sofferenze di queste donne? che barriere utilizza? si può essere spettatori di queste sofferenze senza esserne profondamente colpiti?

Maria Grazia Giordano scrive:“ho letto le sue riflessioni e mi hanno colpito così profondamente. Lei ha colto l'essenza profonda di quello che ho scritto e di ciò che è importante per me, la libertà, la libertà di scegliere.
Io, per esempio, non abortirei mai (ma mai dire mai...) ma sono assolutamente favorevole all'aborto, in un paese civile la libertà di scelta è fondamentale, fondamentale che possiamo essere solo noi e la nostra coscienza, senza "ISMI".
In realtà io non voglio mandare messaggi, ciò che penso e cosa farei, riguarda solo me, vorrei invece che le persone parlassero, si informassero seriamente, senza pregiudizi e ipocrisia, che si interrogassero profondamente su questi temi che ci incalzano sempre più da vicino, su cui esistono ancora troppi taboo e superficialità, perchè non accada che "solo nel momento in cui sei costretto a decidere sai veramente come la pensi".

Non so davvero rispondere a come mi sia venuta l'idea del libro. Io ascolto tanto, tutto, alcune cose sedimentano dentro me senza quasi che me ne accorga, appunto fatti, idee, intuizioni su un taccuino, per non perderli.
Mi sono ritrovata con queste storie, una purtroppo è vera, ma con un diverso finale, mi hanno preso la mano in un momento della mia vita in cui avevo probabilmente bisogno di sfogare timori, delusioni, dolore...si sono quasi scritte da sole, è stato catartico.
Ho utilizzato la forma del monologo interiore perchè mi piace (io nasco poeta), ma anche perchè mi sembrava il modo migliore per far "sentire" il dolore. Troppo spesso, purtroppo, siamo portati a riflettere, a porci domande, solo quando siamo "colpiti" emozionalmente e passata l'ondata emotiva dimentichiamo, come fu per il caso di Eluana Englaro, per esempio, tutti a vomitare fiumi di parole, ci fu la corsa al decreto (vergogna!), adesso chi se lo ricorda più che c'è un progetto di legge sul testamento biologico che ci riguarda tutti!!!
Io sono sempre stata sensibile a queste tematiche di "bioetica" forse per educazione, forse per formazione; ho scritto il mio primo testamento biologico che avevo circa 20 anni.
Per rispondere alla sua ultima domanda le dirò che ho conosciuto, anni fa, un ginecologo che aveva cinque figli e lavorava in un reparto di procreazione assistita, ne era il responsabile, mi chiedevo come potesse "capire" le donne che seguiva, ma era il più stimato e, soprattutto, amatissimo. I cinque figli di Luciana sono un "omaggio" a lui. Inoltre ho fatto leggere preventivamente il romanzo ad una mia amica psicologa, per sapere se risultasse "credibile", compreso il personaggio di Luciana, la risposta è stata complessivamente positiva, io mi sono sempre "portata a casa il lavoro", ma ci sono persone che mirabilmente riescono a COM-PRENDERE, ma poi sanno staccare. "

"Madri" di Maria Grazia Giordano Paperi





“I bimbi in provetta sono frutto di un amore grandissimo, tenace. Chi lo nega non sa. Non può immaginare”






In questo libro c’è quasi tutto quello per cui io "mi batto", perchè anche tenere un blog che parla di “donazione di gameti” e di “libertà di scelta”, vuol dire lottare contro il "perbenismo" contro l'oscurantismo, contro il conformismo. ecc. ecc., di ismo in ismo e contro l’ignoranza.
Lottare PER la libertà di scelta (come dice Ambra alle sue figlie!).
In queste storie si affrontano temi scottanti: fecondazione assistita, testamento biologico e eutanasia, aborto, anche la maternità surrogata.
Leggendo queste storie mi domando quale sia il messaggio che vuole mandare l'autrice? E’ contraria all'aborto, alla maternità surrogata, alla fecondazione? Perché parlo di questo libro?
Mumblè, Mumblè, Mumblè
Il libro anzi un e-book che si può acquistare su Amazon a 0.98 centesimi...(esatto) http://www.amazon.it/MADRI-ebook/dp/B007IQCOQW è il racconto di sei donne, sei madri con sei storie molto diverse;
storie di enorme (e dico veramente enorme sofferenza, ho dovuto interrompermi spesso perchè avevo le lacrime che mi impedivano di leggere!!!) sofferenza.
Una sofferenza che sembra cosi lontana, anche per chi come me ha passato lunghi anni alla ricerca di un figlio! Una sofferenza che non auguri a nessuno e che neppure immagini ma mi sono resa conto che quando meno te lo aspetti ti piomba addosso silenziosa tragica senza un lieto fine.

Sembra il diario di sei donne, sei madri che affrontano delle prove veramente difficili; non è un romanzo, anche come è scritto, è un diario, potrebbero essere delle pagine di un blog; allora capisco il perchè Giovanna e Monica dicono quelle cose sull'aborto, perchè Margherita parla in quel modo della fecondazione, perché Ambra non vuole morire;
perchè sono le loro esperienze (traumatiche) e perchè solo nel momento in cui sei costretta a decidere sai veramente come la pensi, prima, quelli che parlano pro o contro una cosa, usano solo parole, senza concetti, perchè solo quando sei di fronte al fatto, alla scelta puoi e SAI veramente come “la pensi”.
Quante persone si sono dichiarate contrarie ad una cosa salvo poi fare esattamente quella cosa nel momento in cui si sono trovate a DOVER scegliere?
Le “sfighe” non ce le scegliamo ma le soluzioni per cercare quanto meno di uscirne quelle si e ognuno sceglie quello che per se è meglio (nei limiti del rispetto degli altri).
Sceglie quello che lo mette a posto con la propria coscienza che lo fa sentire bene, perchè la tendenza dell'uomo (e degli animali) è all'adempimento delle proprie soddisfazioni e della propria felicità.

Quindi va bene se queste donne hanno potuto scegliere quello che per loro era meglio.

Margherita è la donna/madre che cerca di avere un figlio con l'aiuto della fecondazione: alcune cose, per fortuna non sono più così in Italia, la Legge 40 è stata ampiamente scardinata (pare) in quasi tutte le sue parti; però è vero che in passato era meglio andare all'estero anche per la fecondazione omologa (quando non si poteva fecondare più di tre ovociti e congelare gli embrioni).
Le storie più commoventi in assoluto (per me intendo) sono quelle di Ambra e di Lara.
Checcidevofare? Mi immedesimo, penso: e se succedesse a me?
E poi penso alla malattia (quella con la M maiuscola, quella che sai che non puoi combattere, che è una lotta impari, che comunque sia vincerà lei!) non mi fa paura (ora) per me, ma per i miei figli.
Come farebbero senza la loro mamma, sono ancora così piccoli e hanno bisogno di me! Come è giusto affrontarla?

OT (breve divagazione): ho saputo recentemente che una conoscente (una donna della mia età) mamma di due bambine piccole, è morta di tumore, allo stomaco, credo; alla fine so che aveva deciso di non fare più chemio e altro perchè le avevano detto che ormai era inutile (sarebbe servito solo ad allungare il tempo) ha deciso di stare a casa il più possibile con le sue bambine! credetemi sebbene fosse una conoscente (frequentazioni di tanti anni fa) io ci penso spesso a lei e alle sue figlie, a suo marito!

La storia di Ambra è questo! commovente fino alle lacrime, e soprattutto fa pensare! mi fa pensare di tornare a casa e di abbracciare i miei figli, dirgli che ci sono sempre, che sono vicino a loro, che li voglio bene, di non aver paura perchè ci sono io sempre (mi auguro).

La storia di Lara: la storia di una malattia (quelle con la M maiuscola) però stavolta di una figlia, di una bambina, che vorresti dire "perchè non è successo a me?".
Le altre storie sono belle commoventi, reali, storie di donne di madri raccontate da loro!

Ps: leggendo qua e la altre recensioni sono rimasta piuttosto stupita da una cosa: quello che ha scosso me, che mi ha turbato nel profondo, facendomi piangere ripetutamente addirittura da dover interrompere la lettura del libro, non ha turbato altre persone che hanno letto il libro addirittura ha procurato loro sentimenti ed emozioni diverse, fin anche fastidio!
Stupefacente come la stessa cosa può suscitare sentimenti ed emozioni del tutto differenti a chi legge, evidentemente a seconda del vissuto di ognuno di noi, del nostro stato d'animo del momento e della nostra condizione di vita.
Sono certa che chi leggerà questo libro proverà emozioni diverse da quelle che ho provato io!

sabato 9 giugno 2012

L'AFFIDO, un altro tipo di genitorialità, descritto da una donna famosa

Littizzetto: "Io, mamma adottiva com'è bella una famiglia diversa" . Due figli in affido: l'attrice racconta la sua storia privata.


"Non sono sposata e quindi potevo averli solo così. Non mi assomigliano, ma è meglio - scherza - così sono bellissimi"



"QUELLO che non ho sono due figli che mi assomigliano; quello che ho è che ci ho guadagnato, perché sono bellissimi". Una dichiarazione d'amore, quella di Luciana Littizzetto, durante il programma con Fazio & Saviano, a Vanessa e Giordan, i due ragazzi che ha preso in affido. La sua famiglia insieme al compagno Davide Graziano e alla cagnolina Gigia. La ragazza terribile che discetta di Walter e Jolande con la massima disinvoltura, quando parla dei figli cambia voce. Madre affettuosissima e un po' ansiosa, ha quasi pudore dei sentimenti: "I figli non sono venuti, non era destino", racconta, "il desiderio di maternità non era così pressante, non mi sono sentita di affrontare le pratiche di inseminazione. Ero una donna abbastanza serena e contenta, però all'idea di diventare madre non avevo rinunciato, ho sempre avuto il tarlo dell'affido. Il mio approccio è stato molto sociale, frequentavo la comunità "La difesa del fanciullo" di Torino e l'ho capito subito: i ragazzi hanno bisogno di amore e di una casa". L'amore ti salva la vita, ma diventare genitori è un percorso a ostacoli. "Ci vuole disponibilità e elasticità, non tutti ce la fanno" continua l'attrice "anche perché spesso ti affidano bambini già grandi. "Affido" è una parola che mi piace, contiene il senso della fiducia, non possiedi niente. I piccoli mantengono un legame con i genitori naturali e va bene così: non devo avere il possesso esclusivo. Con Davide ci siamo chiesti subito: "Saremo in grado?". Andavamo in una struttura vicino a Pavia, colloqui, incontri, dopo un po' di tempo le assistenti sociali ci annunciano: "Sarebbero due". Fratello e sorella, uno di nove anni, l'altra di dodici. Un filo d'ansia ci è venuto, ma l'avventura è cominciata". Da sei anni vivono insieme, affido totale; Luciana non è sposata, non può adottare. "Ma l'affido è bellissimo ed è concesso ai single. Poi in Italia l'adozione ha tempi così lunghi. Ora discutiamo delle vacanze: Sardegna o Sicilia? Facciamo i progetti che si fanno in tutte le famiglie, mia madre quando può mi dà una mano, santa donna. Io scherzo su tutto ma non faccio l'amica, faccio la mamma, sanno che possono contare sempre su di noi ma che devono rispettare le regole. Per le confidenze ci sono gli amici". La comica irriverente non colora di rosa una realtà bellissima ma anche dura, faticosa: "All'inizio non è facile", confessa, "tu non sei preparata e non lo sono loro, vanno in una casa che non conoscono, in comunità non hanno spazi esclusivi. I ragazzi in affido si fidano poco, hanno le spine, si rischia di farsi male entrambi. Poi, col tempo, non sai quanto ce ne vorrà, le incomprensioni si superano. I genitori di Vanessa e Giordan hanno perso la patria potestà, ce l'ha il comune di Torino. Io ho la tutela: se vorranno a diciotto anni potranno aggiungere al loro cognome il mio". Pestifera oggi come ieri, la Littizzetto ride quando confessa di essere stata "una figlia unica trasgressiva, ma in modo contenuto perché andavo dalle suore. Mi sbattevano fuori dalla classe anche se alzavo gli occhi al cielo o sbuffavo". Esagerata. "Scherza? Erano severissime. Una volta la preside - ero arrivata in ritardo per lo sciopero dei tram - mi fulminò: "Ce ne fossero due come te chiuderemmo la scuola". "Madre, sono stremata, c'è lo sciopero, ho il vocabolario che è pesante". Lei: "Dovevi solo svegliarti prima". Pensavo: "Quando avrò una figlia non la manderò mai dalle suore". Invece mio figlio è finito dai preti, è incline a "tagliare", sì, insomma, marina la scuola. E i preti sono bravi, gli danno le regole. Per dire, col suo spirito imprenditoriale si era messo a vendere i miei autografi in classe. Un euro l'uno". Mamma sullo schermo - dalla commedia Genitori e figli-Agitare bene prima dell'uso a È nata una star? alla serie tv Fuoriclasse - Lucianina, come la chiama Fabio Fazio, ha le idee chiare sul suo ruolo. "I miei figli avevano voglia di famiglia, di dire: "Mamma, che facciamo?". Tu all'inizio pensi che devi stare sempre lì, ti senti in colpa quando vai a lavorare, pensi: non ce la farò mai. Sono una madre buffa che aspira all'autorevolezza, ma per tante donne è così: dovremmo sdoppiarci. Adesso che sono adolescenti tutto si complica, il maschio vuole l'indipendenza, ragiona come se avesse 30 anni. Dico sempre che con i figli, scusi l'espressione, ti prendi una vagonata d'amore e di merda". Il fatto di essere una madre famosa cambia le cose? "Quando mi hanno conosciuto non sapevano bene chi fossi, erano stupiti che tutti mi salutassero. In realtà non mi seguono in tv: lui ama le gare di rap, lei segue Csi, preferisce a Fazio le serie sanguinolente. Li vedo seduti davanti al computer - sono sempre connessi 'sti ragazzi - e mi chiedo: a che pensano? Semini tulipani ma a volte crescono narcisi, e ti dici: cavolo, non volevo i narcisi, ma sono belli lo stesso. L'ansia nasce anche dal desiderio di mettergli delle cose nella testa. Sono giovani, il terreno è fertile, ma corri il rischio che diventi arido. Invece le piantine devono fiorire, li trascino al museo e sbuffano, li porti al cinema e sbuffano... Poi all'uscita il piccolo fa: sai che mi è piaciuto? E dentro esulti". Lei che semina pensieri e pianta paletti: "Perché contano libertà e fiducia, ma senza paletti è la fine", è cresciuta con i ragazzi. "Alla fine conta solo l'esperienza: conoscersi, volersi bene, passare il tempo insieme. Lo rifarei domani. Da piccoli era tutto più complicato, gli veniva la febbre? E vai coi consigli: vasche di acqua fredda, no, pezze bagnate sulla fronte, calzini con l'aceto, Tachipirina, Oscillococcinum. Puoi impazzire. Oggi c'è un bel legame, a volte con Davide ci guardiamo, la nostra casa è un porto di mare, preferisco che portino gli amici qua. Quintali di spesa, lo sa quanto mangiano dieci ragazzi? Provare per credere".



lunedì 4 giugno 2012

Per la serie "le nostre storie!"

...Con in tasca un paio di Scarpette Rosse


o anche: WORK IN PROGRESS


Parlavamo dei nostri bimbi fin da quando eravamo fidanzatini.Io avevo 14 anni e il mio grande e unico amore appena 20. Il nostro è stato un amore fortissimo fin dal primo giorno,fantasticavamo sulla nostra famiglia, sul matrimonio..sognavamo dei bimbi con i suoi occhi dolci, il mio naso e il carattere forte e combattivo di entrambi.Tutto ci sembrava però lontano finchè un bel giorno arrivò quel tanto sognato matrimonio, un giorno bellissimo..una favola che resterà per sempre solo nostra.Decidemmo di darci un anno di tempo prima di cercare quel bimbo ( sicurissimi di farcela subito). Passarono alcuni mesi ed una coppia di nostri amici ci mostrò un dvd del loro primo figlio.....il bimbo era lì nella pancia che si succhiava il ditino, meraviglioso...in un attimo ci guardammo negli occhi e ci capimmo al volo...il momento era arrivato, volevamo anche noi un figlio!!!Iniziammo la ricerca e arrivò così la prima delusione, il primo test negativo, il primo pianto.I mesi divennero anni, il tempo passava inesorabile e quella famiglia che avevamo tanto desiderato, restava soltanto un sogno racchiuso nei nostri cuori. Decidemmo dopo un po' di tempo di cercare la causa di questi fallimenti, ginecologo per me e andrologo per lui. Io perfetta, ovulazione ok nonostante l'ovaio micropolicistico, lui...beh doveva ancora decidere di fare lo spermiogramma.Che dramma questo esame, ricordo ancora quando il ginecologo aprì la busta con il risultato: criptozoospermia!! Un parolone che in poche parole significava PMA. Mio marito divenne rosso, gli occhi lucidi....scappammo via e la notte fu mooooolto lunga. L'indomani disse: cercatene un altro perchè io sono sterile. Non ho mai alzato le mani verso nessuno in vita mia ma ricodo che gli mollai una sberla dritta in faccia...... Beh servì a fargli capire che la mia vita era accanto a lui sempre e comunque, che insieme avremmo cercato una soluzione per far diventare il sogno realtà.Dopo qualche settimana di rilessione, decidemmo che la nostra strada sarebbe stata l'adozione. Non volevamo fare Pma, non ci apparteneva questo mondo...andammo dal ginecologo per comunicargli la decisione presa, lui insisteva nel dire che ero molto giovane e sarebbe stato un peccato non provarci almeno una volta,ma noi no..eravamo decisi, allora lui prese atto della nostra decisione e ci salutò dicendo: vi do' due anni di tempo e vedrete che cambierete opinione ( caspita queste parole non le dimenticherò mai, anche perchè si sono rivelate assolutamente VERE). Preparammo i documenti per l'adozione nazionale..intanto io prendevo informazioni da internet su questo nuovo mondo. Eravamo felici della decisione presa ma il forte desiderio di avere un bimbo nato dalla mia pancia era ancora vivo.Parlammo molto con la mia mamma di questo, lei appoggiava qualsiasi notra decisione ma ci consigliò di provare a fare ancora un'ultima visita andrologica, ricordo le sue parole: Provate e vedete la strada dove vi porta, se non ve la sentite di proseguire vi fermate e non è successo nulla.Dico soltanto che mia madre, non solo ha messo al mondo me ma, con quelle sue parole, ha fatto rinascere anche mio marito. Gli ha salvato la vita, mio marito è vivo perchè mia madre gli ha salvato la vita, perchè ci consigliò di fare soltanto un'altra visita.... quella visita che ci permise di scoprire in tempo quel tumore al testicolo destro che stava divorando mio marito. Lui, il mio grande amore aveva il cancro.....non potevo crederci, eravamo lì per capire il motivo per cui non arrivava il bimbo e ci ritrovavamo con una diagnosi del genere?!?!??! Questione di attimi ed eravamo in un ospedale, ricoverati d'ugenza per l'operazione che si sarebbe fatta l'indomani mattina.....un incubo, non volevo crederci ma eravamo lì. Cosa potevo fare, perchè a lui?? perchè non io???? Dio ci seii? ascoltami e fallo venire a me ma non a lui...dio ti prego....non puoi farci questo.Dio aiutami..... fa che le tue mani operino attraverso il chirurgo, fa che lui torni da me prestissimo, fà che tutto vada bene. Non mi importa più di nulla, voglio solo mio marito accanto a me ora.....Consumai il corridoio con i mie passi, lo bagnai di lacrime, tutti che mi guardavano ma io pregavo ad alta voce e non mi vergognavo....Dio fà che tutto possa passare in fretta.Uscimmo da quell'ospedale, la ripresa dall'operazione fu veloce, io che gli medicavo la ferita tutti i giorni non con amore...di più. Arrivò l'istologico e nel male ci capitò il male minore.....seminoma tipico non infiltrante, interessava solo il testicolo destro, le analisi e la tac andavano tutti bene.....l'avevamo preso in tempo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!I controlli a venire erano tutti super ok, non c'era bisogno di fare terapie perchè il tumore era circostritto,anche la nostra vita cominciava a riprendere il ritmo quotidiano..ma nulla ormai era più come prima. Quando passi attraverso queste situazioni, ti accorgi che sei solo un piccolo puntino nell'universo, che tutto puo' cambiare in un attimo...Ti accorgi che la vita è una cosa preziosa e che ogni singolo respiro vale oro. Dallo spermiogramma dopo l'operazione venne fuori un'azoospermia, niente spermatozooi nel liquido seminale..niente figli per noi ne in modo naturale e ne con la pma.Nulla di nulla e proprio adesso che eravamo convinti di darci una piccolissima possibilità. Questo non ci ferì per niente, ormai più nulla poteva farlo, eravamo diventati delle rocce....uniti più che mai dopo tutto quello che la vita ci aveva sbattuto in faccia.Ora era tutto diverso, noi due insieme..solo questo contava.Passarono dei mesi dall'operazione, percepivo però in lui quel senso di sconfitta verso la vita ma verso me sopratutto, per non essere stato in grado di rendermi madre.Non sapevo cosa fare, la Tese la rifiutavo io categoricamente, non volevo un'altra operazione su di lui.... dunque cosa potevo fare?? Mi misi al computer, passavo anche le notti in cerca di più informazioni, esperienze e speranze possibili...Leggendo del nostro problema mi si aprì un nuovo mondo davanti agli occhi.....ETEROLOGA. Donazione del seme da parte di un donatore esterno alla coppia ma in Italia non era permesso, solo andando all'estero potevamo avere una speranza. Lo comunicai a mio marito ( io ancora non ero molto convinta della cosa) e lui accettò anzi, non solo accettò ma mi convinse a prendere il primo appuntamento con la clinica. Lo fermai subito, io forse non ero pronta o forse non ero molto convinta della donazione a metà......La mia proposta fu: doppia donazione o meglio EMBRIODONAZIONE, ero disposta anzi straconvinta a rinunciare ai miei ovociti per avevre un figlio, mi sentivo molto meglio così..mi sentivo in "parità" con lui...un figlio con DNA estraneo a noi al 100% ma Dono dell'immenso amore che ci lega.Navigando in internet conobbi la mia meravigliosa bibbi, all'epoca su al femminile ( ti ricordi Lù? ), lei mi parlò di un forum che stava creando insieme ad un'altra ragazza di alf ( la bellissima stefy ), un posticino dove poter parlare di tutto, un luogo sicuro e tranquillo dove potersi rifugiare.....come a casa....LA STRADA PER UN SOGNO. Grazie a bibbi ho scoperto l'esistenza della clinica Rincon, ricordo che presi contatto subito col dottor Martienz, dopo vario scambio di mail...AVEVAMO LA DATA DELLA PARTENZA..settembre 2010 primo tentativo, quante speranze..che bel mondo!! affrontai tutto con uno spirito super positivo, ero quasi convinta che ce l'avrei fatta subito ( :-/ come al solito io )......il viaggio a Malaga fù magico, l'aereo un po' meno ma mi terrorizza anche ora...la mia Cicogna D'acciaio!!!Il primo tentativo si concluse miseramente con beta negative, la delusione fù fortissima. Avevamo investito moltissimo economicamente ma ancora di più emotivamente.Non volevo accettare l'idea di aver fallito, mentre tutto il mondo andava avanti io restavo ferma al punto di partenza..senza nulla in mano e con la pancia vuota.Mi leccai le ferite e cominciai a guardarmi intorno, con tanti sacrifici mio marito mi convinse di riprovare una seconda volta.... Ero molto spaventata ma consapevole del fatto di non essere sola, mio marito mi faceva coraggio.Cambiai ginecologo stavolta uno esperto di PMA, tutta un'altra cosa...lui conosce Martienz, la terapia me la dà lui e io non devo fare altro che.....Rilassarmi.Il giorno dell'inizio della preparazione al secondo tentativo, coincideva col ritiro del referto della Pet di mio marito, un esame che fanno per vedere se non sono presenti cellule tumorali in giro per il corpo. Avevo uno strano presentimento ma non volevo dargli peso...dovevo essere felice perchè stavo per ripartire.Ritiro il referto................è ritornata la bestia, stavolta un piccolo linfonodo nell'addome è positivo, e forse anche l'altro testicolo. NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO...........nooooo ancoraaaaa noooooo, no ti pregoo ma dioooo ci seiiiii? mi vedi? sono sola, tremo..HO PAURAAAAAA!Mio marito mi chiama al cellulare dicendo: ma non vieni a casa a preparati per andare dal ginecologo??? che gli dico?? che gli dico ora??Vado a casa, gli spiego......dice: no ora non faccio nulla perchè DOBBIAMO PARTIRE PER MALAGA...io trattengo le lacrime e lo trascino dall'oncologo! Ecografia urgente al testicolo sinistro..MIRACOLO TUTTO OK...la pet ha dato un falso positivo ma per quel linfonodo dell'addome c'è bisogno di fare 2 cicli di chemioterapia e 1 mese di radioterapia.Torniamo a casa..ora davvero siamo sfiniti, non ce la facciamo più a combattere...chiamo il mio ginecologo e disdico tutto..anche con Martinez faccio lo stesso!A mio marito chiedo di restare con me a casa e nn andare a lavoro ma mi risponde di no...per lui sarebbe stato peggio.Lui al lavoro e io sola a casa a piangere lacrime disperate...Facciamo tutto quello che c'era da fare...esattamente un anno fa oggi finivamo il ciclo di radioterapia fatta a 200 km da casa ( soli ). Tutto fortunatamente va benissimo...il tumore è sparito anzi come diceva il medico: è stato tutto "disinfettato"...Eravamo stanchi ma felici d'aver superato tutto, ma nuovamente con una forza interiore da poter spostare le montagne! Bene, dove eravamo rimasti? Mio marito che dice: ora io ho fatto quello che volevi ( quello che volevo io??? ) ora tocca a te, mettiti in contatto con Martienz..si va a prendere nostro figlioo!! Tutto questo preciso l'ha detto il giorno prima di concludere la radioterapia.Eravamo ancora a San Giovanni Rotondo quando prendevamo contatti con Martinez...Stavolta la vacanza fù una meraviglia, il transfer bellissimo...io non ci credevo di essere su quel lettino...e invece ero lì!! lì dal nostro sogno dopo l'ennesima battaglia...da lì a casa......da casa sulla più bella nuvola che poteva mai esserci..BETA POSITIVEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE, stavolta siiiiiiiii eravamo INCINTIIIIIIIIIII che felicitàà, il nostro bimbo era lì nella mia pancia.Perchè la mia felicità dura sempre così poco? Perdite, Pronto soccorso.....ABORTO...RASCHIAMENTO.Questa volta Dio non c'è, questa volta sono sola in quella stanza della sala operatoria..fredda, vuota...7 donne prima di me aveva abortito volontariamente, io ero l'unica che questo figlio lo desiderava a tal punto da dare la propria vita.Dopo di me una donna partorì un bimbo meraviglioso ( lo presi come un segno positivo )Un medico da lontano gridò: è quello l'aborto interno? io stesa sulla barella che piangevo...volevo morire con Mio Figlio.Volevo che il mio cuore si spegnesse insieme al suo.Ho desiderato di non esistere, il senso di colpa mi lacerava l'anima.Il cuore gridava dal dolore e non riuscivo a guardare più mio marito neglio occhi. Non ero riuscita a tenermi il bimbo.Ora non riuscivo a vedere la mia vita, non riuscivo io a vedermi..mi stavo perdendo ma lui era lì, è sempre stato lì al mio fianco. Mio marito mi ha sollevata, ha medicato le mie ferite e alleviato il dolore del mio cuore. Piangevo le notti e lui era lì con me fino a quando mi ha riaccompaganata a Malaga per il terzo tentativo.Ma nulla di fatto...altro negativo o forse biochimica nn l'ho mai capito, perchè avevo due test a casa positivi ma le beta negative.Il quarto transfer lo faremo tra meno di due mesi, sono qui e sono VIVA. Il vero dolore l'ho provato più volte sulla mia pelle, ho scelto la vita perchè accanto ho la VERA ragione della mia vita e non mi fermerò fino a chè non avrò visto cosa c'è in fondo a quella strada...sto camminando, scalza perchè le scarpe le ho consumate..ma cammino con in tasca un paio di Scarpette Rosse Questa è la mia storia







VIC

lunedì 28 maggio 2012

ETEROLOGA: CAPPATO "AIUTIAMO LE COPPIE A FARE RICORSO, E A CONCLUDERE ALL'ESTERO IL DISEGNO CRIMINOSO DI AVERE UN BAMBINO"

Dichiarazione di Marco Cappato, Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni
Evidentemente condizionata dai nuovi equilibri risultati dalle recenti nomine effetuate dal Presidente della Repubblica, la Corte costituzionale ha rinviato la decisione sulla costituzionalità della legge 40, nonostante avesse tutti gli elementi per sospendere l'effetto di una norma che nega alla radice il diritto costituzionale alla salute.
Come Associazione Luca Coscioni mettiamo la nostra struttura a disposizione per l'assistenza giudiziaria alle coppie sterili e/o portatrici di malattie trasmissibili per fare ricorso nei tribunali di tutta Italia contro una legge che produce aborti, emigrazione e impedimento alla genitorialità.
Attraverso il nostro servizio di "Soccorso civile" , l'email
info@associazionelucacoscioni.it e il telefono 06-68979286 forniamo informazioni anche a coloro che decidono di rivolgersi a centri di fecondazione assistita all'estero, in modo che lo possano fare riducendo al massimo i rischi sanitari ed economici. Ci assumiamo dunque la responsabilità di aiutare queste persone a commettere all'estero ciò che in Italia la legge 40 considera un crimine, pronti a rispondere davanti all'autorità giudiziaria che voglia accusarci di istigazione a delinquere o di organizzazione in Italia del disegno criminoso di metter al mondo un bambino.

da http://www.associazionelucacoscioni.it/comunicato/eterologa-cappato-aiutiamo-le-coppie-fare-ricorso-e-concludere-allestero-il-disegno-crimi

venerdì 25 maggio 2012

Flamigni e Borini: una guida alla fecondazione e(s)terologa

Fecondazione e(s)terologa. Alla vigilia della pronuncia della Corte costituzionale arrivata due giorni fa, Andrea Borini si era augurato che la sentenza potesse “rendere inutile” il libro di cui è autore insieme a Carlo Flamigni e che ha per titolo questo gioco di parole. Così non è stato. Dopo la pronuncia, in Italia la fecondazione eterologa, ultimo tassello rimasto in piedi della legge 40, continua a essere vietata. È vero che la Consulta ha rinviato gli atti ai tribunali che avevano promosso i ricorsi sulla base di una sentenza europea e dunque non ha, secondo i legali delle coppie, “chiuso del tutto la porta” dal punto di vista giuridico per nuove impugnazioni. Per adesso, però, per le tante coppie in cerca di un figlio, nulla cambia: l’unica possibilità di utilizzare questa tecnica di fecondazione assistita resta il viaggio oltrefrontiera alla volta dei tanti Paesi in cui è consentita e i cui centri accolgono un numero sempre in aumento di italiani.

“Fecondazione e(s)terologa” (l’Asino d’oro edizioni, € 12) è stato scritto dai due ginecologi, che si occupano da lungo tempo di tecniche di procreazione assistita e del monitoraggio del fenomeno, per dare in mano a chi decide di intraprendere il cammino della procreazione assistita un vademecum: in termini scientifici e non ideologici, di facile comprensione, di pronta consultazione.

Per capire cosa è lecito in Italia, quali sono i propri diritti, come muoversi. Perché se è vero che la legge 40 è stata fortemente emendata e sono cadute molte delle sue proibizioni – eterologa a parte – in Italia, sostengono, manca un’informazione corretta e i viaggi alla ricerca di un figlio continuano ad aumentare. La metà delle 4000 coppie che ogni anno va all’estero lo fa per richiedere tecniche come la diagnosi preimpianto o il congelamento degli embrioni che sono lecite anche qui – ricordano Flamigni e Borini sulla base dei dati dell’Osservatorio sul turismo procreativo – e comunque tutti i pazienti hanno il diritto di sapere quali sono i centri affidabili e le procedure corrette.

Di recente, Andrea Borini ha anche scritto al presidente della Repubblica sulla scorta dell’esperienza drammatica di una coppia tornata dall’estero con un neonato afflitto da una grave malattia genetica dovuta a mancanza di controlli sui donatori.






A suo avviso, ed è la tesi sostenuta anche nel libro che ne dichiara “l’assoluto bisogno”, ci vuole nel nostro paese un “centro di informazione, senza fini di lucro, formato da medici qualificati, che possa indirizzare nelle cliniche più serie e affidabili le coppie infertili che decidono di recarsi all’estero per poter fare l’eterologa”.

Districarsi infatti tra le offerte, comprendere cosa veramente serve al proprio caso, decodificare le percentuali di successo e i dati offerti dai centri – spesso su internet e senza nessuna forma di garanzia – non è cosa facile. Flamigni e Borini affrontano passo per passo la questione: le dimensioni del fenomeno, ciò che è ormai possibile fare anche in Italia, i pregiudizi più ricorrenti, l’iter medico e i problemi connessi, i risultati delle tecniche e la lettura dei dati, le questioni giuridiche in Italia e all’estero. Chiudendo con un capitoletto per orientarsi nella scelta: avere a fianco e consigliarsi con il proprio medico, con un ginecologo o con un genetista di fiducia è fondamentale, sostengono. «Sono scelte difficili, ma dalle quali potrà derivare una grande felicità o una terribile delusione. Le coppie non possono farle da sole».


di Assunta Sarlo, 24 Maggio 2012