venerdì 17 febbraio 2012

A volte la sfiga ci vede benissimo

Laura è una donna di 40 anni, mamma di due gemelli di 4 anni, vedova.

La sua storia recente l'ha scritta lei in questa lettera ad un giornale, vi lascio alle sue parole

http://www.viterbonews24.it/news/mio-marito-si-%C3%A8-suicidato,-ho-bisognodi-lavorare-per-mantenere-due-bambini_9747.htm



Marito si suicida, donna chiede aiuto per mantenere i figli
VITERBO – ''Ho 2 figli gemelli di 4 anni, abito a Tarquinia. Mio marito, Franco Mattei, il 24 giugno 2011, si è tolto la vita impiccandosi, io sono rimasta sola e alla disperata ricerca di un lavoro per poter far mangiare i miei figli. Mi sono più volta rivolta alle autorità competenti per chiedere un aiuto ma ho ricevuto solo promesse e niente fatti . I miei figli devono mangiare. Ho deciso di scrivere una lettera da far pubblicare sul vostro quotidiano nella speranza che si smuova la coscienza di qualcuno''.
E’ il drammatico testo inviato alle redazioni da Laura D’aureli, 40 anni, residente a Tarquinia, disoccupata da tempo, alla quale, per un errore burocratico, è stata sospesa anche la pensione di riversibilità di 456 euro al mese. ''Dovrei ricominciare a riceverla – dice al telefono con la voce rotta dalla commozione – alla fine di febbraio''. Nel frattempo tira a campare con i due figli gemelli, una femminuccia e un maschietto, grazie ai 300 euro al mese che riceve dai servizi sociali, ai quali si è rivolta su consiglio del sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola, e, soprattutto, con l’aiuto della madre, vedova e invalida, e della sorella, insegnante. Tra l’altro, è improvvisamente morto anche un suo zio, Sergio Benedetti, che l’aiutava come poteva.
''Dai genitori di mio marito e dai suoi due fratelli – spiega – non ho mai ricevuto aiuti. Del resto non abbiamo mai avuto buoni rapporti fin da quando Franco ed io eravamo fidanzati. Ora abbiamo addirittura una controversia giudiziaria per la parte d’eredità che sarebbe dovuta andare a mio marito''.
Sull’omicidio del marito dice:
''Al di la del dolore per la perdita, sono angustiata per il fatto che non ha lasciato nemmeno un biglietto per spiegare il suo gesto. Io ho fatto molte ipotesi, ma non ho alcuna certezza. Ritengo però indicativo che si sia impiccato sull’impalcatura cui stava lavorando alla ristrutturazione della casa dei miei genitori, proprio davanti alla camera da letto di mio padre, al quale era attaccatissimo. Credo che la sua morte, avvenuta poco prima, insieme alle crisi depressive di cui soffriva e per le quali era in cura da uno psicologo, abbia avuto un ruolo non secondario. Oltre tutto, si è suicidato proprio il giorno del compleanno di mio padre. Poco tempo prima – sottolinea – Franco aveva avuto un brutto incidente stradale, dal quale uscì vivo per miracolo. Ora mi viene il dubbio che anche quello potrebbe essere stato un tentativo di suicidio''.
Laura e Franco si sono conosciuti sui banchi di scuola, all’istituto per geometri. Subito dopo il diploma si sono fidanzati e poi sposati. Lei si è iscritta all’università della Tuscia, alla facoltà di Lingue e letterature straniere. Poi, dopo un lungo calvario e una inseminazione artificiale eseguita a Bruxelles, sono nati i gemelli. E lei ha lascito l’università a pochi esami dalla laurea.
''Dire che desideravano avere dei figli – sottolinea - non rende nemmeno lontanamente l’idea di quanto abbiamo fatto per diventare genitori. Franco era orgoglioso e felice dei gemelli. Anche per questo non riesco a capacitarmi del suo gesto''.
Poi Laura racconta di aver scritto praticamente a tutti le autorità pubbliche e politiche per chiedere un lavoro con il quale sostentare i due figli e lei stessa. Ha scritto anche al vescovo di Civitavecchia e Tarquinia, alla governatrice del Lazio Renata Polverini, al presidente della Repubblica e a un sacco di altre persone.
''Qualcuno – ricorda - mi ha risposto esprimendomi comprensione. Altri non mi hanno nemmeno risposto''.
''Io –prosegue – non chiedo elemosine, chiedo un lavoro. Voglio far vivere ai miei figli un’esistenza dignitosa, farli studiare e fargli dimenticare la tragedia che hanno vissuto. Da quando è morto il padre non riescono più a dormire nella loro cameretta. Dormono con me, nel lettone''.
Laura ha avuto varie esperienze lavorative. Per ultimo, il comune l’ha nominata rilevatrice per il censimento generale. Contemporaneamente lavorava presso la cooperativa Pantano come impiegata.
''Ma ero solo una stagionale – dice ancora -, dopo pochi mesi anche quell’attività e finita''.
''Capisco – conclude – che sono momenti difficili per tutti, che siamo in molti ad avere bisogno di lavoro. Ma la mia situazione è particolare, drammatica''.



mi domandavo: cosa posso fare? non molto per la verità!

Ma possibile che il suo Comune oltre all'elemosina dell'assistenza sociale non possa trovarle un lavoro?


e allora ho scritto una mail al sindaco : segreteria.sindaco@tarquinia.net
"Trovatele un lavoro per la miseria!"

il lavoro è alla base della dignità della persona, che società è questa che non tutela casi estremi come questo?

mi sono sentita molto turbata da questa storia, sia per la crudeltà di quello che sta vivendo Laura sia per la mancanza assoluta dello Stato che dovrebbe tutelarci (e in questo caso AIUTARE!)


fate altrettanto grazie

5 commenti:

laura971 ha detto...

grazie

laura971 ha detto...

grazie

Anonimo ha detto...

in bocca al l
upo LAURA...

laura971 ha detto...

la mis situazione non è cambiata ma vi ringrazio x l'incoraggiamento

aspettandolacicogna ha detto...

ciao laura scusa il ritardo con cui ti rispondo! è terribile che tu non abbia ancora un lavoro, mi dispiace tanto! ti auguro che il 2013 ti porti finalmente un po di serenita perche te la meriti
un abbraccio e happy new year