martedì 23 aprile 2013

Da Firenze il divieto di eterologa discrimina le coppie sterili nell'accesso alle cure

Filomena Gallo e Gianni Baldini
23 Apr 2013
http://www.associazionelucacoscioni.it/comunicato/da-firenze-il-divieto-di-eterologa-discrimina-le-coppie-sterili-nellaccesso-alle-cure

Dichiarazione di Filomena Gallo e Gianni Baldini, rispettivamente Segretario dell’Associazione Luca Coscioni e Docente di Biodiritto dell’ Università di Firenze, entrambi legali della Coppia 

Il Tribunale di Firenze si è espresso sul divieto di eterologa delle legge 40, rimandando la decisione alla Corte Costituzionale.

Il giudice fiorentino Paparo ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 4 c. 3 L.40/04 per contrasto con l’art. 3 Cost., con conseguente sospensione del procedimento di merito. Secondo il giudicante il divieto di Procreazione Medicalmente Assistita di tipo eterologa comporta “una evidente violazione del principio di ragionevolezza inteso come corollario del principio di uguaglianza”. Il richiamo esplicito è all’orientamento della Consulta secondo la quale per verificare la ragionevolezza di un trattamento differenziato deve farsi riferimento al ‘punto centrale della disciplina, nella prospettiva in cui si colloca lo stesso legislatore’.

Dichiara l’avv. Filomena Gallo, “La coppia si era rivolta all’Associazione Luca Coscioni, perché pur potendo accedere alla fecondazione assistita perché sterili, la legge 40 vieta l’unica tecnica che potesse dare loro una gravidanza: l’eterologa”.

Per tale motivo nel caso di specie “il legislatore dichiara espressamente (all’art. 1) che l’obiettivo della legge in esame ‘è quello di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana’ consentendo ‘il ricorso alla procreazione medicalmente assistita….qualora non vi siano metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità’.”

Commenta il prof. Gianni Baldini: “Il Giudice, in sintesi ritiene che il divieto di eterologa viola “l’art. 3 sotto il profilo della ragionevolezza, in quanto ne risulta un trattamento opposto di coppie con problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità, che si differenziano solo per il tipo di patologia che li provocano, dovendosi invece ritenere che, ad una situazione sostanzialmente uguale (sterilità o infertilità possa corrispondere la uguale possibilità del ricorso alla PMA applicando la tecnica utile per superare lo specifico problema, da individuarsi in relazione alla causa patologica accertata, anche se evidentemente fra un caso e l’altro”

Il giudice del tribunale di Firenze ha, in piena conformità col criterio interpretativo valido per le leggi nazionali al fine di sindacare la corrispondenza tra la legge 40 e i valori fondamentali della persona richiamati dalla Carta Costituzionale, confermato quanto rilevato nella stessa sentenza della Grande Camera della Corte Edu del novembre 2011. Quest'ultima nel riformare la decisione di prima istanza contro l’ Austria sul divieto di eterologa, rilevava infatti come il legislatore austriaco non avesse mai aggiornato la materia in virtù delle evoluzioni mediche e tecniche ad essa connesse, così come a suo tempo fu anche suggerito dalla Corte Costituzionale austriaca.

Ricordiamo che lo scorso 22 maggio i giudici della Corte Costituzionale hanno ordinato la restituzione degli atti relativi al medesimo procedimento al giudice a quo (decisione cliccando qui) affinché questi procedesse ad un rinnovato esame dei termini della questione, poiché all’ordinanza di rimessione del settembre 2011 era sopravvenuta una modificazione della norma della Decisione della Corte Edu invocata come parametro di giudizio alle norme costituzionali.

Dunque un messaggio forte e chiaro il cui punto centrale è il rilievo circa il contrasto tra il divieto di eterologa sancito dalla legge 40 e il fondamentale precetto costituzionale di cui all’art. 3 che in forza del principio di uguaglianza postula che un medesimo problema (sterilità) può essere oggetto di trattamento differenziato solo ove sussista oggettiva giustificazione.

A questo punto non ci resta che auspicare che la Corte Costituzionale prosegua nel già avviato processo di armonizzazione della legge 40/04 alla Costituzione (nazionale ed europea).

Nel procedimento sono intervenute a sostegno della coppia le associazioni Luca Coscioni, Amica Cicogna, Cerco un bimbo e Liberi di decidere.







sabato 13 aprile 2013

LA FECONDAZIONE È DIRITTO ALLA VITA

12 aprile 2013 su La Repubblica
Corrado Augias risponde al lettore Paolo Izzo:

Il tribunale di Milano giudica incostituzionale la legge 40 in quanto non consente la fecondazione eterologa alle coppie sterili e si rivolge alla Corte costituzionale. La corte di Cassazione ha condannato per abuso di ufficio una dottoressa che, per obiezione di coscienza, non ha dato assistenza a una donna che aveva abortito. Due casi recenti, due notizie trascurate. Due estremi che si toccano. Protagonisti in negativo i cosiddetti pro-life, che non si capisce ancora bene se siano a favore della vita umana o di quella pre - e ultra-terrena. Da un lato, infatti, predicano che un embrione abbia più diritti della donna che non lo vuole; dall' altro impediscono alla donna che vorrebbe portarne uno fino alla nascita di essere fecondata, in qualunque modo sia oggi possibile con la scienza moderna. E poi: cimiteri di feti ed embrioni, fiaccolate e veglie per la vita vegetativa, crociate contro il testamento biologico. Si mettano d' accordo: c' è qualche essere umano, adulto e vivo, che abbia un qualsivoglia diritto di scelta, per costoro che inneggiano alla vita... ma nell' aldilà?
Paolo Izzo


La domanda del signor Izzo è sarcastica ma coglie un punto fondamentale. Il rifiuto di considerare le conseguenze positive che gli ultimi ritrovati di scienza e tecnologia hanno determinato sulle possibilità della vita. L' ultima notizia: una coppia nella quale il marito è incapace di generare è ricorsa al tribunale (di Milano in questo caso) contro la famigerata legge 40 che vieta tra l' altro la fecondazione eterologa (sperma fornito da un terzo). Il tribunale ha sollevato un dubbio di legittimità costituzionale su quel divieto che condiziona la «possibilità delle coppie eterosessuali sterili o infertili [...] di poter concorrere liberamente alla realizzazione della propria vita familiare». Il pool di avvocati che difende la libertà di scelta della coppia era coordinato da Marilisa D' Amico. Questa volta la suprema magistratura costituzionale dovrebbe pronunciarsi nel merito, stabilire cioè se quel divieto si scontra con le libertà stabilite dalla costituzione. Seguiremo la sentenza (prevista dopo l' estate) che potrebbe eliminare un' altra assurdità di questa pessima legge ispirata dal fanatismo, approvata nel 2004, confermata da un referendum fallito per mancanza di quorum. Le associazioni clericali arrivarono a predicare l' astensione dal voto perfino ad urne aperte così violando anche la legge elettorale. Causa di numerosi guai tra i quali il faticoso e dispendioso "turismo procreativo" (andare all' estero per fare ciò che l' Italia proibisce), la legge 40 è stata progressivamente smantellata da ben 17 sentenze di vari tribunali della Repubblica. La sentenza della Corte potrebbe essere la sua pietra tombale. Corrado Augias

martedì 29 gennaio 2013

Fecondazione assistita, tra sogno e realtà


Domande scomode sull'infertilità al Corriere della Sera

GLI INCONTRI DEL CORRIERE SALUTE

Fecondazione assistita, tra sogno e realtà

«Fecondazione assistita tra sogno e realtà. Domande scomode sull'infertilità». È il titolo del dibattito che si svolgerà presso il Corriere della Sera, il prossimo 31 gennaio alle ore 18. L'argomento si sa, è spinoso ma nella nostra società dove si diventa genitori sempre più tardi interessa ormai migliaia di coppie. La procreazione assistita oggi offre esami e metodiche sempre più avanzate, ma il percorso da effettuare, con i suoi impegni costanti, tra controlli periodici e le idonee metodiche, richiede tenacia e pazienza e anche gli aspetti psicologici nell'affrontare un percorso che può rivelarsi lungo e tortuoso non è da sottovalutare.

IL DIBATTITO - A disposizione dei lettori del Corriere Salute ci saranno esperti di primo piano che parleranno proprio della fecondazione assistita, dei problemi per accedervi, del difficile iter al quale i futuri genitori devono sottoporsi per coronare il sogno di avere un figlio. Ne parleranno appunto Maurizio Bini, responsabile del centro per i disturbi per la fertilità all'Ospedale Niguarda di Milano, Elisabetta Chelo, specialista in ginecologia-ostetricia e patologia della riproduzione umana, Centro Demetra per la fecondazione assistita a Firenze, Eleonora Mazzoni, attrice e scrittrice, Egidio Moja, direttore della scuola di specializzazione in psicologia clinica alla facoltà di medicina all'Università di Milano. Modera Daniela Natali, giornalista del Corriere Salute.

LA PRENOTAZIONE - L'ingresso è gratuito, ma bisogna prenotarsi al numero 02-20400333 oppure scrivere una mail a incontricorrieresalute@rcs.it

Fecondazione assistita, non tutto è possibile e non è possibile sempre

Gli aspetti da considerare se si decide di affidarsi alla «tecnocicogna»


Aspettative realistiche, illusioni, disillusioni. Le battaglie per sconfiggere l'infertilità hanno complessi aspetti psicologici

MILANO - Non passa quasi mese che non arrivi una novità sulla procreazione medicalmente assistita, in sigla Pma. Ora, per esempio si parla della mild stimulation, la stimolazione (ovarica) "gentile", con dosaggio ridotto di farmaci, più rispettosa della fisiologia femminile; ma più ancora delle novità tecniche, quelle che colpiscono sono le notizie relative a celebrità divenute (o che stanno per diventare) madri in età avanzata. Tutto contribuisce a dare l’idea che quando si parla di fecondazione assistita tutto sia possibile. E sia possibile sempre. Ma non è così. E ci sono costi fisiologici e costi psicologici da mettere in conto, di cui raramente si parla. Senza dimenticare quelli economici per chi decide di non aspettare i tempi del Servizio sanitario in un ambito in cui il tempo è tutto o quasi.

COSTI ALTI - Stesso discorso vale per chi, volendo ricorrere all’inseminazione eterologa o alla ovodonazione, proibite in Italia, deve rivolgersi a un centro estero. Come d’altronde deve fare chi ha più di 42-43 anni, età oltre la quale pressoché nessuna Regione offre più la Pma in ambito pubblico. Racconta Maurizio Bini, responsabile del Centro di procreazione assistita dell’ospedale Niguarda di Milano: «Fa una certa impressione, arrivando a Barcellona, vedere all’aeroporto cartelloni con una scritta di benvenuto non per i turisti italiani in genere, ma per le coppie italiane». Eh sì, perché in Spagna, come d’altronde in Svizzera, in Inghilterra o a Malta, non ci sono le restrizioni italiane e quello che da noi non è consentito dalla legge là si può in genere fare, pur tenendo conto delle differenze legislative da Paese a Paese. Pagando naturalmente. Cifre che si aggirano, per la semplice inseminazione nell’utero intorno ai 1.000 euro; per ogni ciclo di Fivet (la fecondazione in vitro classica) da circa 3.000 euro fino a 10.000, mentre per la Icsi, la fecondazione in vitro effettuata iniettando lo spermatozoo nell’ovulo, tecnica più complessa che si usa se ci sono particolari difficoltà, i costi salgono di almeno 1.000 euro in più rispetto alla Fivet.


ILLUSIONI - «Basta aprire il portafoglio e si può avere quello che si vuole, pensano tante coppie» sottolinea Elisabetta Chelo, del Centro Demetra per la fecondazione assistita di Firenze. Centro convenzionato con la Regione Toscana e tutto al femminile, dove da sempre si è particolarmente attenti agli aspetti psicologici legati alla Pma. «Si è creata la convinzione - continua Chelo -, complici anche noi medici, che il desiderio di maternità possa venire sempre soddisfatto. Quando dico a una paziente: "Signora lei ha il 10 per cento di possibilità di riuscire a restare incinta", che non è neanche avere un figlio, vedo quasi tutte le donne mettersi dalla parte di quel 10 per cento. Nell’altro 90 per cento ci andrà qualcun’altra». «E se dico "lei ha il 25 per cento di probabilità di successo" - prosegue la ginecologa - capita, e non raramente, che mi senta rispondere: "Bene, basta che tenti quattro volte e il successo è assicurato, lo sanno tutti che 25 per 4 fa cento". Ovviamente non è così: ogni volta si ha la stessa possibilità di restare gravida, solo il 25 per cento. Non vale fare somme o moltipliche. Sarebbe come se pensassi: poiché il 13 sulla ruota di Napoli non esce da un anno, adesso ha tantissime probabilità di essere estratto. Eh no, ad ogni tornata il 13 ha le stesse possibilità di uscire: una su 90, tanti quanti sono i numeri del Lotto. Tanto per dare un’idea della forza delle illusioni, una collega, dunque medico anche lei, 47 anni, mi ha telefonato chiedendo consiglio. Aveva già fatto sette tentativi di Pma senza risultato, mi chiedeva quante possibilità aveva di successo. Alla mia ovvia precisazione: "Naturalmente pensi a un’ovodonazione", la collega si inalberava: si sentiva ancora giovane e non era affatto in menopausa. Ma a 47 anni gli ovociti sono vecchi. Senza ricorrere a un’ovodonazione le speranze di restare incinta sono pressoché inesistenti».

I NUMERI - Precisiamo, dunque, le percentuali. «Sotto i 35 anni le probabilità di successo sono del 25-30%; dai 35 ai 39 anni, vanno dal 15 al 20%, oltre i 42 anni oscillano dal 3% al 5%, a 44-45 anni non ha già più senso tentare» chiarisce la ginecologa Sandra Pellegrini del Centro Demetra. Quindi più si va avanti con gli anni più si rischia di star male inutilmente, non solo dal punto di vista psicologico ed emotivo, ma anche da quello fisico, visti i fastidi legati al prelievo di ovociti e il gonfiore, il senso di pesantezza ovarica, la ritenzione idrica, causati dalla stimolazione ovarica? «Questo almeno non è vero, questi effetti sono legati a livelli ormonali elevati che spesso non si hanno nelle donne in età più avanzata proprio perché non rispondono quasi per niente alla terapia. E, comunque, anche nelle donne più giovani non è detto che questi problemi si manifestino». «Vorrei comunque ribadire che se sulla patologia, per esempio una tuba chiusa, si può intervenire, sull’età no - continua la dottoressa Pellegrini -. Per quanto le tecniche di Pma siano migliorate, e si siano diversificate, non riusciamo a riportare indietro l’orologio biologico».
OVODONAZIONE - Allora, perché mai l’ovodonazione ha successo anche con donne oltre i 45: l’utero non invecchia? «Sì, ma molto meno delle ovaie, e con un buon trattamento ormonale si può "ringiovanirlo", ma ancora l’ovodonazione in Italia non è consentita». «C’è solo da augurarsi che le coppie piene di sogni, e con le idee poco chiare, non incontrino medici decisi a incoraggiarle, anzi a illuderle. Ci sono donne che fanno tentativi su tentativi, quando si sa che dopo sei-sette al massimo (le Regioni di solito ne garantiscono al massino tre o quattro) è inutile insistere» conclude Pellegrini. Ma più di quattro tentativi espongono anche a rischi la donna?«I rischi sono gli stessi ad ogni tentativo e cioè un 4% di iperstimolazione ovarica, spesso evitabile con un po’ di prudenza e un attento monitoraggio, cui si aggiunge una minima possibilità di emorragie e infezioni e, ovviamente, la gemellarità - interviene Bini - ma anche se il rischio non è "cumulativo" per ogni situazione c’è un numero ragionevole di tentativi, poi si scivola nell’accanimento infruttuoso perché ci sono ancora troppe cose che noi medici non conosciamo e non possiamo risolvere».


Un bell'articolo, chiaro e onesto, finalmente!




lunedì 7 gennaio 2013

L'infecondo primato italiano

Da poco più di un mese l'Italia si ritrova con la peggiore legge al mondo sulla procreazione medicalmente assistita. Il triste primato strappato al Costa Rica.

Paolo Izzo domenica 6 gennaio 2013 09:02

Fino a poco più di un mese fa l'Italia era al secondo posto nella classifica dei Paesi con più restrizioni alla fecondazione medicalmente assistita e questo a causa della Legge 40/2004, nonostante i suoi divieti ad oggi abbiano già ricevuto ben 20 sentenze avverse da parte dei tribunali nostrani. Dunque eravamo secondi, perché a guidare quella famigerata graduatoria, soffiandoci il primato assoluto, era il Costa Rica: ovvero l'ultimo avamposto di integralismo cattolico del Centroamerica, il cui Congresso aveva deciso di vietare completamente la fecondazione in vitro. Divieto ovviamente benedetto dall'omonimo papa nel 2011, durante la visita in Vaticano della presidente costaricense Chinchilla.

Così fino al 28 novembre dello scorso anno, quando finalmente la Corte Interamericana per i diritti umani ha accolto e dato ragione (dopo dodici anni!) alle querele delle tante coppie danneggiate da quel divieto nonché di quei cittadini che si battono per la laicità del Costa Rica. Con loro anche il Partito radicale transnazionale e l'associazione "Luca Coscioni - Per la libertà di ricerca scientifica", che si sono inseriti come "amicus curiae" nel procedimento giudiziario in corso portando le loro dettagliate motivazioni, che sono state sicuramente la chiave di volta perché i giudici portassero a buon fine il processo. La Corte Interamericana, infatti, ha abolito con una sentenza la legge e condannato il Paese a risarcire tutte le coppie danneggiate dalle norme statali (50.000 dollari ciascuna). Ma non finisce qui. Nel deliberare che il Costa Rica, vietando la fecondazione in vitro, violava i diritti umani fondamentali, ma anche una serie di trattati internazionali, la Corte ha anche affermato tre nodi centrali: l'embrione non è persona, l'infertilità è una malattia, i diritti riproduttivi sono tra i diritti umani meritevoli di tutela. Da noi questi suoni sembrano provenire da una lingua straniera e tuttora restano di fatto intraducibili, ma una cosa è certa: il primato della peggiore legge sulla fecondazione assistita ora spetta all'Italia! Così, per una volta, la Chiesa e i nostri embrioni - in attesa soltanto che venga garantito loro anche il diritto di voto - possono guardare dall'alto in basso il resto del mondo, ormai pericolosamente invaso dai diritti a tutela di esseri umani nati e viventi.

http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=46308&typeb=0&L-infecondo-primato-italiano