martedì 29 gennaio 2013

Fecondazione assistita, tra sogno e realtà


Domande scomode sull'infertilità al Corriere della Sera

GLI INCONTRI DEL CORRIERE SALUTE

Fecondazione assistita, tra sogno e realtà

«Fecondazione assistita tra sogno e realtà. Domande scomode sull'infertilità». È il titolo del dibattito che si svolgerà presso il Corriere della Sera, il prossimo 31 gennaio alle ore 18. L'argomento si sa, è spinoso ma nella nostra società dove si diventa genitori sempre più tardi interessa ormai migliaia di coppie. La procreazione assistita oggi offre esami e metodiche sempre più avanzate, ma il percorso da effettuare, con i suoi impegni costanti, tra controlli periodici e le idonee metodiche, richiede tenacia e pazienza e anche gli aspetti psicologici nell'affrontare un percorso che può rivelarsi lungo e tortuoso non è da sottovalutare.

IL DIBATTITO - A disposizione dei lettori del Corriere Salute ci saranno esperti di primo piano che parleranno proprio della fecondazione assistita, dei problemi per accedervi, del difficile iter al quale i futuri genitori devono sottoporsi per coronare il sogno di avere un figlio. Ne parleranno appunto Maurizio Bini, responsabile del centro per i disturbi per la fertilità all'Ospedale Niguarda di Milano, Elisabetta Chelo, specialista in ginecologia-ostetricia e patologia della riproduzione umana, Centro Demetra per la fecondazione assistita a Firenze, Eleonora Mazzoni, attrice e scrittrice, Egidio Moja, direttore della scuola di specializzazione in psicologia clinica alla facoltà di medicina all'Università di Milano. Modera Daniela Natali, giornalista del Corriere Salute.

LA PRENOTAZIONE - L'ingresso è gratuito, ma bisogna prenotarsi al numero 02-20400333 oppure scrivere una mail a incontricorrieresalute@rcs.it

Fecondazione assistita, non tutto è possibile e non è possibile sempre

Gli aspetti da considerare se si decide di affidarsi alla «tecnocicogna»


Aspettative realistiche, illusioni, disillusioni. Le battaglie per sconfiggere l'infertilità hanno complessi aspetti psicologici

MILANO - Non passa quasi mese che non arrivi una novità sulla procreazione medicalmente assistita, in sigla Pma. Ora, per esempio si parla della mild stimulation, la stimolazione (ovarica) "gentile", con dosaggio ridotto di farmaci, più rispettosa della fisiologia femminile; ma più ancora delle novità tecniche, quelle che colpiscono sono le notizie relative a celebrità divenute (o che stanno per diventare) madri in età avanzata. Tutto contribuisce a dare l’idea che quando si parla di fecondazione assistita tutto sia possibile. E sia possibile sempre. Ma non è così. E ci sono costi fisiologici e costi psicologici da mettere in conto, di cui raramente si parla. Senza dimenticare quelli economici per chi decide di non aspettare i tempi del Servizio sanitario in un ambito in cui il tempo è tutto o quasi.

COSTI ALTI - Stesso discorso vale per chi, volendo ricorrere all’inseminazione eterologa o alla ovodonazione, proibite in Italia, deve rivolgersi a un centro estero. Come d’altronde deve fare chi ha più di 42-43 anni, età oltre la quale pressoché nessuna Regione offre più la Pma in ambito pubblico. Racconta Maurizio Bini, responsabile del Centro di procreazione assistita dell’ospedale Niguarda di Milano: «Fa una certa impressione, arrivando a Barcellona, vedere all’aeroporto cartelloni con una scritta di benvenuto non per i turisti italiani in genere, ma per le coppie italiane». Eh sì, perché in Spagna, come d’altronde in Svizzera, in Inghilterra o a Malta, non ci sono le restrizioni italiane e quello che da noi non è consentito dalla legge là si può in genere fare, pur tenendo conto delle differenze legislative da Paese a Paese. Pagando naturalmente. Cifre che si aggirano, per la semplice inseminazione nell’utero intorno ai 1.000 euro; per ogni ciclo di Fivet (la fecondazione in vitro classica) da circa 3.000 euro fino a 10.000, mentre per la Icsi, la fecondazione in vitro effettuata iniettando lo spermatozoo nell’ovulo, tecnica più complessa che si usa se ci sono particolari difficoltà, i costi salgono di almeno 1.000 euro in più rispetto alla Fivet.


ILLUSIONI - «Basta aprire il portafoglio e si può avere quello che si vuole, pensano tante coppie» sottolinea Elisabetta Chelo, del Centro Demetra per la fecondazione assistita di Firenze. Centro convenzionato con la Regione Toscana e tutto al femminile, dove da sempre si è particolarmente attenti agli aspetti psicologici legati alla Pma. «Si è creata la convinzione - continua Chelo -, complici anche noi medici, che il desiderio di maternità possa venire sempre soddisfatto. Quando dico a una paziente: "Signora lei ha il 10 per cento di possibilità di riuscire a restare incinta", che non è neanche avere un figlio, vedo quasi tutte le donne mettersi dalla parte di quel 10 per cento. Nell’altro 90 per cento ci andrà qualcun’altra». «E se dico "lei ha il 25 per cento di probabilità di successo" - prosegue la ginecologa - capita, e non raramente, che mi senta rispondere: "Bene, basta che tenti quattro volte e il successo è assicurato, lo sanno tutti che 25 per 4 fa cento". Ovviamente non è così: ogni volta si ha la stessa possibilità di restare gravida, solo il 25 per cento. Non vale fare somme o moltipliche. Sarebbe come se pensassi: poiché il 13 sulla ruota di Napoli non esce da un anno, adesso ha tantissime probabilità di essere estratto. Eh no, ad ogni tornata il 13 ha le stesse possibilità di uscire: una su 90, tanti quanti sono i numeri del Lotto. Tanto per dare un’idea della forza delle illusioni, una collega, dunque medico anche lei, 47 anni, mi ha telefonato chiedendo consiglio. Aveva già fatto sette tentativi di Pma senza risultato, mi chiedeva quante possibilità aveva di successo. Alla mia ovvia precisazione: "Naturalmente pensi a un’ovodonazione", la collega si inalberava: si sentiva ancora giovane e non era affatto in menopausa. Ma a 47 anni gli ovociti sono vecchi. Senza ricorrere a un’ovodonazione le speranze di restare incinta sono pressoché inesistenti».

I NUMERI - Precisiamo, dunque, le percentuali. «Sotto i 35 anni le probabilità di successo sono del 25-30%; dai 35 ai 39 anni, vanno dal 15 al 20%, oltre i 42 anni oscillano dal 3% al 5%, a 44-45 anni non ha già più senso tentare» chiarisce la ginecologa Sandra Pellegrini del Centro Demetra. Quindi più si va avanti con gli anni più si rischia di star male inutilmente, non solo dal punto di vista psicologico ed emotivo, ma anche da quello fisico, visti i fastidi legati al prelievo di ovociti e il gonfiore, il senso di pesantezza ovarica, la ritenzione idrica, causati dalla stimolazione ovarica? «Questo almeno non è vero, questi effetti sono legati a livelli ormonali elevati che spesso non si hanno nelle donne in età più avanzata proprio perché non rispondono quasi per niente alla terapia. E, comunque, anche nelle donne più giovani non è detto che questi problemi si manifestino». «Vorrei comunque ribadire che se sulla patologia, per esempio una tuba chiusa, si può intervenire, sull’età no - continua la dottoressa Pellegrini -. Per quanto le tecniche di Pma siano migliorate, e si siano diversificate, non riusciamo a riportare indietro l’orologio biologico».
OVODONAZIONE - Allora, perché mai l’ovodonazione ha successo anche con donne oltre i 45: l’utero non invecchia? «Sì, ma molto meno delle ovaie, e con un buon trattamento ormonale si può "ringiovanirlo", ma ancora l’ovodonazione in Italia non è consentita». «C’è solo da augurarsi che le coppie piene di sogni, e con le idee poco chiare, non incontrino medici decisi a incoraggiarle, anzi a illuderle. Ci sono donne che fanno tentativi su tentativi, quando si sa che dopo sei-sette al massimo (le Regioni di solito ne garantiscono al massino tre o quattro) è inutile insistere» conclude Pellegrini. Ma più di quattro tentativi espongono anche a rischi la donna?«I rischi sono gli stessi ad ogni tentativo e cioè un 4% di iperstimolazione ovarica, spesso evitabile con un po’ di prudenza e un attento monitoraggio, cui si aggiunge una minima possibilità di emorragie e infezioni e, ovviamente, la gemellarità - interviene Bini - ma anche se il rischio non è "cumulativo" per ogni situazione c’è un numero ragionevole di tentativi, poi si scivola nell’accanimento infruttuoso perché ci sono ancora troppe cose che noi medici non conosciamo e non possiamo risolvere».


Un bell'articolo, chiaro e onesto, finalmente!




lunedì 7 gennaio 2013

L'infecondo primato italiano

Da poco più di un mese l'Italia si ritrova con la peggiore legge al mondo sulla procreazione medicalmente assistita. Il triste primato strappato al Costa Rica.

Paolo Izzo domenica 6 gennaio 2013 09:02

Fino a poco più di un mese fa l'Italia era al secondo posto nella classifica dei Paesi con più restrizioni alla fecondazione medicalmente assistita e questo a causa della Legge 40/2004, nonostante i suoi divieti ad oggi abbiano già ricevuto ben 20 sentenze avverse da parte dei tribunali nostrani. Dunque eravamo secondi, perché a guidare quella famigerata graduatoria, soffiandoci il primato assoluto, era il Costa Rica: ovvero l'ultimo avamposto di integralismo cattolico del Centroamerica, il cui Congresso aveva deciso di vietare completamente la fecondazione in vitro. Divieto ovviamente benedetto dall'omonimo papa nel 2011, durante la visita in Vaticano della presidente costaricense Chinchilla.

Così fino al 28 novembre dello scorso anno, quando finalmente la Corte Interamericana per i diritti umani ha accolto e dato ragione (dopo dodici anni!) alle querele delle tante coppie danneggiate da quel divieto nonché di quei cittadini che si battono per la laicità del Costa Rica. Con loro anche il Partito radicale transnazionale e l'associazione "Luca Coscioni - Per la libertà di ricerca scientifica", che si sono inseriti come "amicus curiae" nel procedimento giudiziario in corso portando le loro dettagliate motivazioni, che sono state sicuramente la chiave di volta perché i giudici portassero a buon fine il processo. La Corte Interamericana, infatti, ha abolito con una sentenza la legge e condannato il Paese a risarcire tutte le coppie danneggiate dalle norme statali (50.000 dollari ciascuna). Ma non finisce qui. Nel deliberare che il Costa Rica, vietando la fecondazione in vitro, violava i diritti umani fondamentali, ma anche una serie di trattati internazionali, la Corte ha anche affermato tre nodi centrali: l'embrione non è persona, l'infertilità è una malattia, i diritti riproduttivi sono tra i diritti umani meritevoli di tutela. Da noi questi suoni sembrano provenire da una lingua straniera e tuttora restano di fatto intraducibili, ma una cosa è certa: il primato della peggiore legge sulla fecondazione assistita ora spetta all'Italia! Così, per una volta, la Chiesa e i nostri embrioni - in attesa soltanto che venga garantito loro anche il diritto di voto - possono guardare dall'alto in basso il resto del mondo, ormai pericolosamente invaso dai diritti a tutela di esseri umani nati e viventi.

http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=46308&typeb=0&L-infecondo-primato-italiano